Renzi e la crisi: chi di rottamazione ferisce...

Il teatrino della politica italiana continua a dare il peggio di sé e a offrire uno spettacolo penoso a tutto il pianeta. Eppure...

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Michele Cecere 17 gennaio 2021
Il teatrino della politica italiana continua a dare il peggio di sé e a offrire uno spettacolo penoso a tutto il pianeta.
L'ultimo atto è stato messo in scena da Matteo Renzi e dalla sua Italia Viva con le dimissioni delle sue ministre Bellanova e Bonetti e del suo sottosegretario Scalfarotto, in una conferenza stampa in cui le due ministre prendevano appunti ma senza aprire bocca per poi abbozzare qualche timida frase negli ultimi 5 minuti, quando le tv avevano già chiuso le loro dirette, tanto era ormai tutto chiaro.
Pur essendo lampante che non sia assolutamente facile per nessuno essere accanto ad un narcisista senza freni come il rottamatore di Rignano, la mia indignazione è cresciuta nel corso della conferenza stampa, man mano che si sviluppava un fiume di domande da parte di almeno una ventina di giornalisti.
Perché nessuno di questi, nemmeno le diverse giornaliste che rivolgevano domande, ha pensato di chiedere qualcosa alle due ministre? Eppure si discuteva delle loro dimissioni, non di quelle del loro ”capo”!
Quanto alle due ministre, è giusto dire che fanno parte di Italia Viva, ma è bene ricordare che il 5 settembre 2019, data di insediamento del secondo governo Conte, Elena Bonetti e Teresa Bellanova erano donne iscritte al Pd.
Solo pochi giorni dopo, esattamente il 17 settembre 2019, le due ministre aderivano alla neonata formazione creata da Matteo Renzi. E fu quello naturalmente il primo momento critico del governo Conte 2, anche perché fu chiaro che, mentre Salvini giocava a rompere il governo Conte 1 al Papeete, l’altro Matteo stava lavorando alacremente per sfasciare il Pd e creare il suo partitello.
Ma in questo gioco di corsi e ricorsi storici, facciamo ancora un passo indietro nel 2018, quando iniziò la sorprendente esperienza del governo lega /5 stelle e l’allora sottosegretario del premier Conte, Giancarlo Giorgetti, numero due di Salvini, suggeriva ai ministri leghisti di porre sulle loro scrivanie  una foto di Matteo Renzi: queste immagini avrebbero dovuto servire da monito ricordando appunto colui che era arrivato ad avere un consenso superiore al 40% col Pd ma che poi era riuscito a dilapidare tutto questo successo in soli due anni.
Quel monito non fu evidentemente mai colto dal principale compagno di partito di Giorgetti, quel Matteo Salvini che nell'estate del 2019 si suicidò politicamente dimettendosi dall'esperienza del primo governo Conte, salvo poi tentare una disperata quanto vana retromarcia.
E fu proprio il suicidio politico di Matteo Salvini ad aprire la strada all'altro Matteo e a favorire la costruzione del secondo governo Conte, questa volta giallo rosso.
Oggi, dopo appena 16 mesi e in piena crisi pandemica, anche Matteo Renzi ha posto in essere probabilmente il suo definitivo suicidio politico, emulando l'altro  Matteo e forse già ha capito che l’eventuale fuga di “italo vivi” nel nascente gruppo di “Costruttori” possa ridurre al lumicino o addirittura estinguere il suo partito.
Che si tratti dell'ultimo atto del rottamatore, questa sorta di autorottamazione, non è ancora certo, si sa, le vie della politica e del riciclo politico da noi sono davvero infinite anche per un ormai inaffidabile accertato come Renzi.
Per ora il paradosso è che proprio chi demolisce un governo (nel nome del primato della politica pura e nobile di chi lascia le poltrone) spiani la strada a un plotone di cosiddetti "costruttori" che rappresentano in parte forse proprio quella politica da sempre attaccata alle poltrone.
E allora attendiamo con ansia il prossimo atto del teatrino, previsto al Senato martedì mattina, col solito Conte pronto al duello ma con un altro Matteo, questa volta certamente non seduto accanto a lui.
Possiamo esser certi dello share elevato dello spettacolo, peccato per le facce nascoste dalle mascherine (memorabili le espressioni di Salvini mentre Conte lo inchiodava!), ma chi vivrà vedrà!
Intanto il Paese affonda e ha ragione Cacciari a parlare di “Bancarotta dirigenziale in Italia e di una lunga storia nella quale invece di porre mano a riforme di sistema delle nostre istituzioni e dell’apparato burocratico-amministrativo, siamo andati rottamando allegramente partiti, sindacati e corpi intermedi».
E si sa quanto impegno ci hanno messo in questo rottamare, Renzi e i suoi seguaci dal 2012 in poi, con una furia degna degli odiati grillini .
Ma chissà, magari chi di rottamazione ferisce…