Conte spegne le speranze di alcuni: "Nessun rimpasto" e sul Recovery "coinvolgeremo il Parlamento"

Il premier sul Corriere della sera risponde secco anche sul rimpasto e ad altre domande sul piano per uscire dalla crisi.

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30 Novembre 2020 - 08.04


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 In un colloquio con il Corriere della Sera il premier Giuseppe Conte nega che l’Italia sia in ritardo sul Recovery Fund e si dice sicuro che “riusciremo a dare la svolta”. 
“Quei 209 miliardi sono per il nostro Paese la sfida della vita, sarebbe doloroso non arrivare fino in fondo”.

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“Con l’Europa abbiamo studiato un percorso a scorrimento veloce del Recovery. Stiamo facendo tantissimo, nonostante il clima di confusione che ogni tanto si alza” e promette che “che riferirà periodicamente non solo al Consiglio dei ministri ma anche al Parlamento”: “Ci sarà un grande confronto pubblico e coinvolgeremo tutto il Parlamento. Stiamo anche pensando a un comitato di garanzia, che sovrintenda all’attuazione dei progetti e verifichi che le cose stiano andando bene”.
E Conte garantisce anche che nella cabina di regia del Recovery entreranno Roberto Gualtieri per il Pd e Stefano Patuanelli per il M5S. Oltre al capo del governo, il quale oggi pomeriggio farà il punto con i capi delegazione. Poi Conte aggiunge: “La Ue con la presidente Ursula von der Leyen ha messo su una struttura con la quale giorno per giorno ci confrontiamo. Il prossimo passaggio richiederà il coraggio di selezionare i progetti migliori e quando arriveremo alla fine saranno già stati esaminati”.

Il concetto che Conte intende trasmettere forte e chiaro è: “Stiamo lavorando per impedire che il destino del Paese sia appeso alle sorti dei singoli”.
Rimpasto? “Non possiamo rincorrere le ambizioni di qualcuno che spera in ruoli più importanti”, replica. Quanto a Zingaretti, “lo sento tutti i giorni e non è vero che non sia d’accordo sulla cabina di regia a tre. Ne avevamo parlato, c’è perfetta coincidenza”, rassicura il premier nel colloquio.
L’azione che però il presidente del Consiglio si prefigge è quella di “coinvolgere il meglio del Paese, individuando 50 nomi per ognuno dei sei team” di cui è composto un comitato esecutivo composto da sei manager. E “non per assegnare centinaia di incarichi, ma per selezionare esperti in grado di seguire passo dopo passo la realizzazione dei lavori”.
Con una novità importante: “La tecnostruttura avrà poteri sostitutivi. Se un progetto ritarda o rischia di essere realizzato male, subentrano i tecnici e commissariano l’opera”.
E alla cabina di regia sarà invitato Enzo Amendola, ministro degli Affari Europei, in qualità di “referente dei progetti a Bruxelles”. Infine il Mes, sul quale il premier tira diritto assicurando: “Non ci serve, l’Italia non ne ha bisogno”.

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