Ricciardi: "Facciamo il lockdown nelle grandi città o sarà una tragedia"

Il consulente del ministro della Salute: "Troppa gente in giro. Va fatto subito, è l'unica soluzione"

Walter Ricciardi
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9 Novembre 2020 - 08.30


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Parla Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute, in un intervento televisivo a Che tempo che fa e sulle colonne della Stampa. 

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“In certe aree metropolitane il lockdown va fatto subito. Io avrei fatto Napoli zona rossa due settimane fa” spiega, parlando di situazione “drammatica, a volte tragica, in continuo peggioramento”. Questa è “una tragedia nazionale annunciata. Ci vuole una catena di comando unica e dobbiamo prendere decisioni rapide”. Inoltre, ha aggiunto, “vanno rafforzati medici e infermieri, anche spostando le persone da una parte all’altra del Paese, perché molti tra di loro si stanno riammalando”. È un “gabinetto di guerra con questi tempi e non si può aspettare”, ha avvertito, “era tutto prevedibile. Con il ministro Speranza già il 6 aprile avevamo preparato un piano che però doveva essere recepito dalle Regioni. Alcune lo hanno fatto, altre no”. Ricciardi ha sottolineato come il ministro Speranza recepisca l’urgenza della situazione “con la massima serietà, ma poi si confronta con gli altri ministri e le Regioni ed i meccanismi decisionali sono tali per cui le decisioni non vengono prese con la rapidità che il ministro vorrebbe”.

Alla Stampa Ricciardi ribadisce il concetto: “Servono dei veri lockdown cittadini e spetta ai governatori proclamarli. Vedo troppa gente ancora in giro per le strade. Nelle grandi città, penso soprattutto a Milano, Genova, Torino e Napoli serve agire con decisione e farlo presto”. Alla domanda se le misure attuali possono bastare Ricciardi risponde: “La semplice raccomandazione a non muoversi di casa riduce del 3% l’incidenza dei contagi, il lockdown del 125%. Se a questo accoppiamo lo smart working, che vale un altro 13% e il 15% determinato dalla chiusura delle scuole si arriva a quel 60% che serve per raffreddare l’epidemia. Per questo dico che fermare un attimo tutto dove la situazione è già fuori controllo è l’unica soluzione possibile”.

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In merito al fatto che negli ospedali la percentuale di letti occupati dai pazienti Covid abbia superato la soglia di sicurezza riferisce: ”È un disastro. In molte Regioni si stanno rinviando ricoveri e interventi chirurgici. Quando si dice rinviamo gli interventi elettivi che richiedono il post operatorio in terapia intensiva, parliamo di sostituzioni di valvole cardiache o interventi oncologici demolitivi per arginare i tumori. Già oggi la mortalità per le malattie cardiovascolari e oncologiche è aumentata del 10%”. “L’unica soluzione – sottolinea – è raffreddare la curva epidemica. Per questo dico che tutti, istituzioni e cittadini, dobbiamo giocarci bene questa carta delle misure differenziate”.

“Non è facile – afferma – fronteggiare un’epidemia di questa portata, soprattutto dopo anni di tagli alla sanità. Ma ci sono anche le responsabilità di chi ha avuto a disposizione un miliardo e 400 milioni per assumere personale e mettere in sicurezza gli ospedali e invece non lo ha fatto. Però adesso serve anche un maggior coinvolgimento dei medici di famiglia, che devono seguire i loro assistiti per evitare l’intasamento di ospedali e pronto soccorso”. “Bisogna rivedere – aggiunge – la governance della sanità territoriale. O i medici di base passano a un rapporto di dipendenza oppure restano nella libera professione ma all’interno di accordi con il servizio sanitario pubblico più stringenti, dal punto di vista delle funzioni, degli strumenti e degli orari di apertura degli studi”.

 

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