Calenda si difende dalle accuse: “Non sono ricco e pariolino, parlerò con Zingaretti per Roma”

Il leader di Azione: “Vengo da un ambiente culturalmente alto, ma ho fatto una vita normale. Per Roma i cantieri più importanti sono quello istituzionale e quello del decoro e dei trasporti”

Carlo Calenda
Carlo Calenda
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20 Ottobre 2020 - 09.45


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In un’intervista alla Stampa,il leader di Azione Carlo Calenda spiega la propria decisione di candidarsi a sindaco di Roma: “Avevo avvertito tutti e spiegato fin da subito che desidero fare una cosa più ampia possibile. Mi spiace non si colga il fatto che mi sembra di rispondere a una chiamata dell’area vasta del centrosinistra”.

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La sua scelta ha l’effetto di dividere il Pd sulla scelta del leader di Azione, che però sottolinea di collocarsi nel centrosinistra: “Sono stato ministro in una legislatura di governi di centrosinistra – ricorda -, sto parlando dal gruppo Pd-Siamo europei, cos’altro posso essere?”.

E di fronte alle critiche di essersi fatto eleggere europarlamentare nel Pd e poi essere uscito dal partito Calenda rivendica la propria coerenza: “Sono uscito dal partito – dice – ma non dal gruppo in Europa, dove non c’è il M5S. Quanto al no alle primarie, siamo in una fase in cui non possiamo andare a cena in più di sei, e organizziamo i gazebo? O aspettiamo la primavera prossima e intanto discutiamo tra di noi? A parte il fatto che si era detto che se a Roma ci fosse stato un candidato di peso, si potevano non fare le primarie. Penso di essere una figura pubblica riconoscibile a Roma, ma delle primarie parlerò con Zingaretti, ho intenzione di chiedergli un appuntamento nelle prossime ore”.

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Riguardo alle critiche secondo le quali sarebbe un sindaco pariolino, Calenda risponde che, “a parte che io sono nato e vissuto nel Quartiere africano, non ai Parioli, ma poi non vengo da una famiglia ricca come si pensa: mia madre fa la regista, ma non è Spielberg! Le assicuro che è più ricco un notaio o un avvocato.

Provengo da un ambiente culturalmente alto, ma io non ho mai messo i piedi al circolo Aniene, per esempio. Ho fatto una vita normale, iniziando a lavorare a 18 anni mentre facevo l’Università e vi sfido a trovare un altro ministro che ha trascorso tanto tempo quanto me seduto ai tavoli sindacali. A un ragazzo della periferia direi che per mettere a posto le periferie serve aver studiato e lavorato: mi rendo conto che forse quel ragazzo pensa gli sia più vicino uno che ha venduto le bibite al San Paolo, ma poi da ministro non mi pare lo sappia garantire. Devi avere le competenze per aiutare chi non sta bene”.

Quanto al video al video del 2018 nel quale diceva ‘sarei un cialtrone se mi candidassi a Roma’, “va contestualizzato – afferma Calenda – In quella fase io ero ministro dello Sviluppo, la Raggi sembrava potesse dimettersi da un momento all’altro. In quel momento non volevo fare politica, nemmeno mi candidai in Parlamento”. 

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E aggiunge: “Ci sono tante cose da fare a Roma, i cantieri più importanti sono quello istituzionale e quello del decoro e dei trasporti. Forse per prima cosa farei una delega ai municipi perché siano più autonomi. In una eventuale giunta mi piacerebbe avere Federica Angeli, per la sua battaglia sulla legalità. E il presidente dell’VIII municipio Amedeo Ciaccheri sta facendo un buon lavoro. Mi dimetterò da europarlamentare per fare il sindaco, se vincerò. Fino a quel momento continuerò il mio lavoro al Parlamento europeo”.

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