Cardoletti: "Rifugiati, c'è bisogno di regole più eque ed efficaci. L'Europa modifichi lo status quo"

La rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino sul Patto sulla migrazione Ue: "Chi ha diritto dovrebbe ottenere rapidamente lo status e ricevere sostegno per l'integrazione"

Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino

Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino

Umberto De Giovannangeli 25 settembre 2020

Il dibattito sul Migration Pact presentato nei giorni scorsi a Bruxelles dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha aperto una discussione che investe uno dei temi più caldi, e drammatici, del nostro presente. Un dibattito che vede protagoniste non solo le cancellerie europee ma anche quel mondo solidale che è da sempre in prima linea nel farsi carico dei più indifesi tra gli indifesi: rifugiati, richiedenti asilo, migranti. E tra le organizzazioni più impegnate c’è certamente l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). 


Globalist ne parla con Chiara Cardoletti, Rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino


Qual è il giudizio dell’Unhcr sul Migrant Pact?


Le proposte del Patto sulla migrazione della Commissione europea sono appena state presentate e le stiamo analizzando. Esse verranno negoziate dagli Stati membri dell'UE e dal Parlamento europeo prima di essere tradotte in azione.  L'Unhcr ha espresso alcune raccomandazioni su ciò che riteniamo necessario per garantire un approccio globale, ben gestito e prevedibile su migrazione e all'asilo, con azioni che devono compiersi sia all'interno che all'esterno dell'UE e che possa funzionare per rifugiati, migranti e stati. All'interno dell'UE, abbiamo chiesto procedure di asilo eque e rapide per determinare efficacemente chi necessita di protezione internazionale e chi no, in linea con le garanzie e gli obblighi esistenti, nonché un meccanismo di solidarietà efficace – insieme, queste azioni possono sostenere un sistema di asilo comune e funzionante. Le persone aventi diritto alla protezione dovrebbero ottenere rapidamente lo status e ricevere sostegno per l'integrazione. Coloro che non hanno diritto a nessuna forma di protezione dovrebbero essere assistiti il ​​più possibile nel loro ritorno. Lo status quo va quindi modificato. L’Europa ha la possibilità ed il dovere di stabilire regole più eque ed efficaci. Non possiamo permetterci di perdere questo treno.


Guardare al futuro è possibile solo se si ha l’intelligenza, il coraggio e l’onestà intellettuale per valutare le misure fin qui adottate...


Le misure ad hoc adottate negli ultimi anni hanno avuto conseguenze umane devastanti; la gestione emergenziale del fenomeno migratorio non porta soluzioni, e chi ne paga le conseguenze maggiori sono i rifugiati ed i migranti più vulnerabili. Ma ciò ha prestato il fianco anche a strumentalizzazioni politiche e fake news, a danno dei cittadini e delle comunità ospitanti spinte sempre più verso una polarizzazione delle opinioni. In particolare è ora di un approccio europeo davvero comune nelle operazioni di ricerca e soccorso e in quelle di sbarco per le persone salvate in mare.  Salvare vite umane in mare è un imperativo umanitario. Non può essere lasciato agli stati più esposti ai flussi migratori l’onere dell’accoglienza di chi arriva in Europa. Infine vanno ampliati i canali legali e sicuri di immigrazione e asilo, in modo da permettere ai rifugiati più vulnerabili di arrivare in Europa in modo organizzato e sicuro, senza mettere la propria vita a rischio in mare. In questa ottica, l’Italia sta dimostrando una generosità esemplare in piena aderenza allo spirito umanitario che deve guidare gli Stati membri.