Vi dico perché questo referendum è solo una 'furfanteria' politica

La riduzione dei parlamentari è al fondo una presa in giro che aggraverebbe la vita delle istituzioni a cominciare dal rapporto cittadini ed elettori e parlamento.

Senato

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Nuccio Fava 17 settembre 2020

C’è una espressione dialettale di Camilleri ”furfanteria” che definisce bene il carattere di questo referendum. Non una falsità in sé, ma una malizia nascosta, una ambiguità ed una apparenza che può apparire accattivante ma poi conduce fuori strada, a rischio di finire nel precipizio.

 “Sono tutti una casta, troppi ed improduttivi, lavorano poco e male , vanno ridotti e puniti per moralizzare e migliorare la vita delle istituzioni e dell’intero paese”.
Sono slogan pubblicitari sbandierati sulle piazze o sottintesi nelle trasmissioni tv ma che mostrano con chiarezza che la furfanteria è in realtà demagogia, presa in giro strumentale sulla sensibilità dei cittadini, a cui si dovrebbe invece rispondere non con semplificazioni qualunquistiche e demagogia, ma assicurando maggiore qualità e competenza, scelte rapide ed efficaci per la soluzione dei problemi, la partecipazione dei cittadini alla determinazione – con metodo democratico - della politica nazionale secondo lo spirito costituzionale.
In ogni caso il problema di fondo non è la quantità ma la qualità della rappresentanza parlamentare e del suo collegamento con gli elettori e gli stessi problemi dei territori di provenienza che sarebbero gravemente sacrificati.       


Sta qui il nodo della crisi politica che viviamo e la battaglia per la riduzione dei parlamentari è al fondo una presa in giro che aggraverebbe la vita delle istituzioni a cominciare dal rapporto cittadini ed elettori e parlamento.


Altrimenti restiamo nell’ambito di uno dei tanti “vaffa.” lanciati da Grillo in questi anni.