L’ossessione di Conte che esclude conseguenze dal voto

Una quasi ossessione che lo porta a sottolineare di continuo la dimensione regionale del voto che non potrà avere conseguenze sulla tenuta della maggioranza e del governo.

Conte

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Nuccio Fava 12 settembre 2020

Potrebbe definirsi ormai una mera ossessione il grande terrore del Presidente del consiglio per i risultati elettorali di settembre. Una quasi ossessione che lo porta a sottolineare di continuo la dimensione regionale del voto che non potrà avere conseguenze sulla tenuta della maggioranza e del governo.


L’esito di un appuntamento che coinvolge milioni di italiani con il rinnovo di sette regioni e migliaia di comuni, con milioni e milioni di genitori e insegnanti, presidi e personale scolastico dubbiosi e preoccupati per le condizioni di precarietà e d’incertezza con cui si riaprono le scuole, non può essere liquidato con una sceneggiata di conferenza stampa, peraltro reticente e propagandistica. Si è distinto anche in questa occasione il Presidente del consiglio, più assertorio e più rassicurante e protagonista della stessa ministra dell’Istruzione, che però non ha nascosto del tutto l’esistenza di difficoltà e problemi. Che inesorabilmente possono aggravarsi con il conformarsi della pericolosità del virus, con il rischio di colpire gli studenti, le loro famiglie e il personale della scuola nel suo complesso.


La disinvoltura se non la sicumera mostrata dal presidente rischia di apparire quanto meno insopportabile e fuori luogo. Del resto, lo stesso presidente non si è trattenuto nei giorni scorsi di tirare in ballo strumentalmente addirittura il Presidente della Repubblica e Mario Draghi.


Su altro piano, invece, l’atteggiamento a proposito del Mes continua a restare quantomeno incomprensibile e grave, carico com’è di preoccupazioni tattiche verso finanziamenti al contrario indispensabili proprio in direzione del nostro sistema sanitario nazionale.


Anche la posizione sul voto regionale appare propagandistica e tattica. Non vale continuare a ripetere che non avrà conseguenza alcuna sulla stabilità di maggioranze e governo. Poco più di un auspicio o di un desiderio che dovranno misurarsi però con la consistenza dei risultati e le valutazioni che ne trarranno i partiti della coalizione, che non vivono certo una condizione delle migliori.


Sul referendum infine è parsa di cattivo gusto la pronuncia ostentata a favore del Si. Maggiore cautela e rispetto per le scelte dei cittadini elettori sarebbero stati più auspicabili anche in ragione del suo ruolo istituzionale. Anche perché un significato il voto l’avrà comunque e conterà non poco la valutazione e il giudizio sulla percentuale complessiva di partecipazione.