Il Nord abbandona Salvini: il 30% dei militanti storici lascia la Lega

Il problema sarebbe uno: la scomparsa dai programmi elettorali della parolina da cui tutto era iniziato: Nord. E ovviamente, il tanto agognato federalismo.

Salvini
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3 Agosto 2020 - 08.44


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Secondo quanto scrive Repubblica, il 30% dei militanti del Nord Italia avrebbe abbandonato la Lega di Matteo Salvini. 
Secondo i dati forniti dalla stessa Lega, a febbraio 2020 50.000 persone hanno versato i dieci euro necessari all’iscrizione al partito e secondo i numeri aggiornati al 2017, gli iscritti alla Lega erano circa 80.000, 19.000 militanti e 60.000 semplici sostenitori. Una cifra, quest’ultima, che non si discosta tanto dai numeri annunciati a febbraio. Ma i responsabili dell’organizzazione dicono che, a fronte di 50.000 nuovi iscritti, i ‘militanti’, quelli che non si limitano a partecipare alle feste di partito ma le organizzano, sborsando di tasca propria, sono calati drasticamente, infastiditi da due elementi: il protagonismo di Matteo Salvini, ormai padre e padrone del partito, e poi la scomparsa dai programmi elettorali della parolina da cui tutto era iniziato: Nord. 
Perché la maggior parte dei militanti storici, un parterre di circa 20.000 persone, contava solo poche centinaia di persone del Sud: la stragrande maggioranza viene dal ricco Nord, che col meridione non voleva e a quanto pare non vuole averci nulla a che fare. La parola d’ordine della Lega era una, federalismo. Salvini ha trasformato il partito di Bossi e ha accolto l’Italia intera nell’abbraccio della destra sovranista. Ma agli imprenditori di Lombardia, Veneto e Piemonte, le tre regioni da cui vengono gran parte dei militanti, del sovranismo importa poco. Anzi. D’altronde, loro erano quelli che dai microfoni di Radio Padania esultavano quando ai mondiali l’Italia prendeva un gol. Altro che Italia agli italiani. Padania ai padani, prima. Il resto, forse, dopo. 

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