Alzano e Nembro, oggi i pm sentiranno il premier Conte

I pm di Bergamo intendono ricostruire passo a passo cosa è accaduto esattamente dal 3 al 7 marzo, quando poi l'esecutivo ha deciso di trasformare l'intera Lombardia e altre 14 province in Zona Rossa.

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12 Giugno 2020 - 08.04


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Giuseppe Conte, insieme ai ministri Speranza e Lamorgese, saranno sentiti oggi dai pm di Bergamo che indagano sulla mancata istituzione delle zone rosse ad Alzano e Nembro, inchiesta per la quale sono già stati sentiti il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al welfare lombardo Giulio Gallera, che hanno entrambi rimandato la responsabilità al Governo. I pm di Bergamo intendono ricostruire passo a passo cosa è accaduto esattamente dal 3 al 7 marzo, quando poi l’esecutivo ha deciso di trasformare l’intera Lombardia e altre 14 province in Zona Rossa.
Conte dovrà rispondere alle seguenti domande: 
Come mai non fu ascoltato il parere del Comitato tecnico scientifico?
Il Cts lo scorso 5 marzo aveva scritto una nota in cui sosteneva: “Pur riscontrandosi un andamento della curva epidemiologica simile ad altri Comuni della Regione Lombardia – aveva scritto il Cts -, i dati in possesso rendono opportuna l’adozione di un provvedimento per inserire Alzano Lombardo e Nembro nella ‘zona rossa’”. Tra gli esperti che hanno redatto la nota, figura anche il nome di Walter Ricciardi, oltre a quello di Silvio Brusaferro.
Conte dovrà chiarire che cosa accadde a Palazzo Chigi dopo le dichiarazioni di Silvio Brusaferro. l presidente dell’Iss, infatti, aveva suggerito di far diventare zona rossa i due comuni di Alzano Lombardo e Nembro, mentre la posizione del governo sarebbe stata quella di aspettare fino a far diventare zona rossa tutta la Lombardia e poi l’Italia intera.

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Perché ai militari già “pronti” non fu dato l’ordine di intervenire?

Tra il 5 e il 9 marzo quasi 400 uomini tra carabinieri, polizia, guardia di finanza ed esercito vennero mobilitati e inviati sul posto per intervenire e trasformare Alzano Lombardo e Nembro in zona rossa. Mancava soltanto l’ordine definitivo dei superiori e, nel frattempo, il numero di contagi continuava a salire. Quell’ordine, però, non sarebbe mai arrivato.

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Come ha raccontato una fonte al Giornale, “stavano già predisponendo le transenne” ma il blocco “non viene mai attivato”. “Alle 21.30, dopo una giornata di attesa, non arrivando disposizioni, ci dicono di rientrare – ha raccontato un militare a Repubblica -. Ognuno nelle proprie caserme. Ma ci ordinano di restare pronti, eventualmente, per la mattina dopo”. Tutti i 400 militari, tuttavia, resteranno nelle stanze di hotel fino a lunedì 9 marzo, quando l’Italia intera diventerà una zona protetta.

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