Chi sono i leghisti? Sfascisti che puntano al caos per alimentare esasperazione e confusione

Come avrebbe detto Platone, i leghisti appaiono come un mostro con molte teste, che sfugge a qualsiasi definizione. Ma ultimamente una ne calza loro a pennello

Esponenti della Lega

Esponenti della Lega

Antonio Rinaldis 17 aprile 2020

Ci chiedevamo come classificarli, i leghisti. In quali categorie del pensiero politico potessero essere compresi. Sono di destra o di sinistra? Populisti, sovranisti, e quindi centralisti; però anche secessionisti e quindi autonomisti; un po' fascisti, ma anche antimperialisti. Insomma, come avrebbe detto Platone, i leghisti appaiono come un mostro con molte teste, che sfugge a qualsiasi definizione.


Eppure ieri qualcosa si è chiarito e forse una parola può rappresentare bene il modus operandi dei leghisti e del loro Capitano: non sono propriamente fascisti, quanto piuttosto, sfascisti.


Il fatto è tristemente noto: il Parlamento europeo ha respinto con 326 voti contrari e 282 favorevoli un emendamento proposto dai Verdi per l’emissione di coronabond per condividere il debito futuro, imposto dai massicci e necessari investimenti per far fronte all’emergenza socio-economica e sanitaria, fra tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Tra i contrari anche la Lega di Salvini e Forza Italia, che sono stati determinanti per il risultato finale che danneggia pesantemente l’Italia. 


DI fronte a scelte politiche ci si chiede sempre quale possa essere il disegno, la strategia, il progetto, ma in questo caso la risposta è disarmante. Non c’è alcuna logica, né visione coerente. Il partito del Capitano Salvini ha un’unica costante, il caos, obiettivo che persegue tenacemente da qualche anno. Lo sfascismo dei leghisti si può sintetizzare in una serie di prese di posizione che testimoniano la mancanza di qualsiasi logica politica: i 2 decreti sicurezza fortemente voluti da Salvini, che hanno incrementato l’orribile condizione di clandestinità per molti migranti; l’inutile prova di forza con le Ong di mezza Europa; la grottesca crisi di governo provocata da Salvini in pieno delirio di onnipotenza; le ondivaghe e altalenanti posizioni sul virus, per cui si è passati da posizioni alla Boris Johnson, quindi non chiudiamo niente, all’estremo opposto, dunque chiudiamo tutto, senza mai una seria motivazione, né per una tesi, né per un’altra.


Viene allora il sospetto che sia proprio il caos la tentazione del primo partito italiano, il bisogno di destabilizzare, portato all’esasperazione, per creare quella confusione, quello smarrimento, che è il preludio per la resa delle coscienze.