Coronavirus, è rissa tra Conte e la Lega: la 'tregua' per l'emergenza finisce qui

Il premier accusa la sanità del nord e la Lega insorge: "Parole quasi fascista, si dimetta". E Salvini rincara la dose: "Conte vuole scaricare la responsabilità sugli infermieri"

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25 Febbraio 2020 - 09.39


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Le continue polemiche di Salvini contro il governo in piena emergenza hanno fatto infuriare Giuseppe Conte, che ieri non solo ha bacchettato il leader della Lega (“dovrebbe pagare per le sciocchezze che dice”), ma ha anche dato la responsabilità del focolaio di Coronavirus alla cattiva gestione di un ospedale del nord, in Lombardia. 
Tanto è bastato per rompere la tregua tra il Governo e la Lega. E mentre in Italia il numero dei contagi continua a salire, mentre gli altri paesi del mondo respingono gli italiani o chiudono i loro confini a chi proviene dall’Italia, le autorità litigano. 
“Conte usa parole quasi fasciste, evoca i pieni poteri, si dimetta”, dice Riccardo Molinari a nome della Lega. Il premier intanto ha istituito un tavolo di coordinamento quotidiano tra governo e regioni nella sede della Protezione civile. L’obiettivo è anche prevenire episodi come quello della quarantena imposta in Basilicata agli studenti che tornano dal Nord. O della sua telefonata, a conferenza stampa in corso, al presidente delle Marche Luca Ceriscioli che stava per annunciare la chiusura delle scuole: il premier gli chiede di non farlo e il governatore, immediatamente, si adegua. Anche con i governatori del Nord, che fronteggiano il contagio, Conte sceglie la linea del filo diretto: su quel filo punta per tenere l’unità nazionale contro il Coronavirus, mentre Matteo Salvini cannoneggia il governo. A tarda sera pero’ i rapporti sembrano vacillare quando Conte dice che per governare l’emergenza il governo è pronto non solo, come annunciato dal ministro Francesco Boccia, a impugnare decisioni fuori asse delle regioni, ma anche a intervenire al loro posto in materia di sanità. “Un’idea irricevibile e per certi versi offensiva”, dice il lombardo Attilio Fontana, che rivendica quanto fatto dalle Regioni e aggiunge che a questo punto inizierà a ricordare di aver avvertito il governo un mese fa dei rischi di contagio. “Qualche risposta è mancata dal governo”, attacca anche il ligure Giovanni Toti.
Si rompe così lo spirito da unità nazionale che aveva segnato finora la gestione dell’emergenza. Conte in serata annuncia anche un “tavolo con tutti i partiti” a Palazzo Chigi e spiega che inviterà Salvini. “Ma la smetta di speculare”, aggiunge spazientito. Il leader della Lega era sembrato abbassare i toni, dicendosi pronto a collaborare con proposte e rispondere a una chiamata del premier. Ma in realtà non depone le armi, sposta solo un po’ più in là, a emergenza placata, la richiesta di “dimissioni” di chi nel governo si è mostrato “incapace” perché “ha aspettato il morto per agire”.
“Non si comporta così un leader dell’opposizione”, si indigna Conte. E a Salvini che dice di attendere una chiamata o un messaggio, il presidente del Consiglio replica che è pronto a mostrare un messaggio a lui inviato e le telefonate senza risposta. È questo il fronte caldo, nelle ore in cui torna a riunirsi la Camera.
Al Senato si annuncia l’installazione di scanner termici all’ingresso. E anche per i deputati la parola d’ordine è “prima la salute”: sono in stand by le polemiche nel governo, anche se non si arrestano i contatti per allargare la maggioranza con un gruppo di responsabili e Matteo Renzi ribadisce che “passata l’emergenza” dovrà chiarirsi con Conte. Ma la mascherina indossata in Aula dalla deputata di Fdi Maria Teresa Baldini dice a tutti che è il momento di occuparsi d’altro: il deputato leghista Guido Guidesi, per dire, è a Codogno in quarantena (ma assente ingiustificato secondo le regole). +Europa chiede di rinviare – ma ad ora senza successo – il referendum costituzionale previsto il 29 marzo. L’opposizione si lamenta, perché in Aula – presente una nutrita pattuglia di ministri – si vota il decreto sulle intercettazioni. “È surreale”, dice Fi. “È folle”, urla Salvini, che chiede di “ritirare il decreto”, su cui i leghisti nei prossimi giorni dovrebbero fare ostruzionismo.
La richiesta è portare in Aula prima il decreto sul Coronavirus approvato sabato notte. Nei prossimi giorni, annuncia Giancarlo Giorgetti, la Lega potrebbe presentare emendamenti per migliorarlo raccogliendo suggerimenti “dei territori”. Ma il governo replica che il decreto è in vigore e l’esame delle intercettazioni non incide: “Lega fa sciacallaggio – dice Vito Crimi – parliamo con l’opposizione responsabile”. Conte in serata ammette che il coronavirus “potrebbe avere un impatto fortissimo” sull’economia del Paese.

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