"Serve per Zaky e per Giulio" così Di Maio difende l'ambasciatore in Egitto

Il ministro degli Esteri a Corriere e Repubblica assicura che "l'Italia segue la vicenda". Il dramma dei familiari del giovane egiziano: "Patrick torturato per sapere di Regeni"

Il murale dedicato ai due ricercatori

Il murale dedicato ai due ricercatori

globalist 12 febbraio 2020
L’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, è finito nel mirino nelle ultime settimane, accusato anche dalla famiglia di Giulio Regeni di disinteresse nella ricerca della verità sull’uccisione in Egitto del giovane ricercatore. Il caso di Patrick Zaky riapre il drammatico tema dei diritti umani nel Paese nordafricano e sulla presenza di un diplomatico italiano al Cairo. Per Luigi Di Maio non c’è discussione: “Se si vogliono difendere i diritti umani e si vuole la verità su Giulio Regeni non si può prescindere da una relazione con l’Egitto” spiega il ministro degli Esteri nelle interviste concesse a Corriere della Sera e Repubblica.

Un approccio realistico alla vicenda, proprio mentre la famiglia di Patrick George Zaky lancia un disperato appello per la liberazione del giovane studente egiziano dell’università di Bologna, arrestato nei giorni scorsi al suo rientro al Cairo. È stato “picchiato e torturato per 30 ore” in Egitto perché volevano conoscere “i suoi legami con l’Italia e con la famiglia di Giulio Regeni” riferisce la famiglia ai quotidiani. “Non sappiamo perché Patrick sia stato arrestato”, aggiunge uno dei suoi avvocati, Wael Ghally. “Abbiamo soltanto due certezze. La prima è che nei suoi confronti è stato emesso un mandato di comparizione il 24 settembre, ma nessuno glielo ha comunicato. Per questo è stato fermato alla frontiera. La seconda è che lì è stato bendato e portato da qualche parte al Cairo. È stato detenuto e interrogato per 30 ore, torturato. Lo picchiavano e gli chiedevano dei suoi legami con l’Italia e con la famiglia di Giulio Regeni. Patrick non sa nulla di tutto questo. Così alla fine lo hanno trasferito qui a Mansura”.


Luigi Di Maio sottolinea che “il ragazzo è egiziano”, ma l’Italia ha chiesto di “seguire tutti i passaggi del processo”... “Stiamo attivando tutti i soggetti per conoscere che cosa è successo. Abbiamo fatto lo stesso a livello europeo, chiedendo che l’Ue segua tutti i passaggi del processo”. 


Quanto poi alla vendita di navi da Fincantieri alla Marina egiziana, il ministro aggiunge che “sulle fregate Fremm il governo non ha preso alcuna decisione. C’è un negoziato in corso tra Fincantieri e il Governo egiziano, ma seguiamo con molta attenzione quello che sta avvenendo e nessuna vendita è stata approvata”.