L'insegnante messa alla gogna per aver cantato Bella Ciao da Salvini: "Ne è valsa la pena..."

Gabriella Corsaro, direttrice di cori aveva contestato il leghista a Parma e sui social era stata sommersa dagli insulti. Ma ora ha vinto Bonaccini.

Gabriella Corsaro

Gabriella Corsaro

Marco Buttafuoco 29 gennaio 2020
Ora, la grande paura, ché tale è stata, è alle spalle e il futuro meno grigio di quanto poteva prevedere pochi giorni fa. Il popolo del centro sinistra può tirare il fiato e prepararsi a nuovi appuntamenti. L’avversario, ferito, non ha certo perso l’aggressività e la protervia. La battuta del Governatore della Lombardia sui disabili e sui centenari che avrebbero determinato la vittoria di Bonaccini e del centro sinistra, dimostra che a destra credono ancora nei toni urlati, nell’aggressione scomposta, nell’argomentazione triviale.
Possiamo tuttavia, prima di guardare alle prossime battaglie, ripensare, con spirito distaccato, ai duri mesi appena passati.
Gabriella Corsaro è stata la prima vittima emiliana della Bestia, la potente, arrogante, macchina propagandistica del Capitano. La sera del 31 ottobre, come raccontammo su Globalist, Gabriella, segretaria del Circolo Pd di Parma Oltretorrente (Il quartiere delle celebri barricate del ’22, che segnarono una delle poche dure sconfitte militari fasciste, prima che Mussolini rovesciasse il tavolo e assumesse i pieni poteri) subì un’aggressione senza precedenti sul social. Mentre, con un’amica, era di ritorno da una manifestazione anti leghista, passava da una strada del centro si era imbattuta in un nutrito crocchio di seguaci di Salvini, in attesa del selfie imperdibile con il capo, che si concedeva entusiasta. A pochi metri la sicurezza del Capitano maltrattava un giovane che aveva apostrofato con durezza il leader della destra. Gabriella (insegnante di canto e direttrice di cori) e l’amica avevano iniziato a cantare, d’istinto, Bella Ciao. Molti aspiranti selfisti le avevano circondate, ma solo per fotografarle. Nessuna violenza, solo qualche contestazione verbale sparuta. Sembrava finita lì.
Al ritorno a casa Gabriella Corsaro seppe che la Bestia, aveva scatenato una serie d’insultatori seriali. Quello che scrissero queste persone è irripetibile; un mix di maschilismo da caserma (anche Berlusconi si era espresso in questo senso nei confronti della Merkel…) di sessismo da varietà di quart’ordine degli anni cinquanta, di razzismo (Gabriella è calabrese, anche se vive a Parma da molti anni). Una valanga di circa ventiduemila insulti sul profilo Twitter del Grande Comunicatore che, non fece niente per interrompere quel profluvio di volgarità. Fu il punto più basso della campagna elettorale a Parma, il più cupo. Quasi un mese dopo le sardine avrebbero dato fiato e orgoglio a persone quasi rassegnate e confuse e avrebbero messo, per tutto il periodo di campagna, la parola fine ai tatticismi esasperati, alle piccole grandi beghe della sinistra.
Gabriella, come si sente oggi a urne chiuse e a vittoria consolidata?
“Ne è valsa la pena. Con tutti limiti del risultato, ricco di luci ma anche di tante ombre, questo voto ha dato voce e forza a quella parte di opinione pubblica, che non riesce ad adeguarsi allo scadimento del linguaggio, alla deriva di un dibattito che sfocia nell’insulto, al rifiuto pregiudiziale della cultura e della competenza specifica. E’stata una ribellione civile e trasversale all’imbarbarimento del linguaggio e delle convenzioni di comportamento.
È valsa la pena affrontare gli insulti, la durezza di una campagna elettorale sempre incerta?
Non mi dispiace, visto il risultato finale, aver subito per prima la volgarità e la violenza di una certa propaganda che arriva, oramai, all’insulto personale. Tutto sommato il ragazzo di Castel San Pietro, messo alla sua gogna per le sue difficoltà nel parlare, ha subito un’onta peggiore della mia. Lui è stato colpito su un suo problema di salute. I colpi che ho ricevuto sono stati duri ma assorbibili. Vorrei dire che quello che conta non è solo, non è tanto, l’offesa di genere, la volgarità da caserma su due donne, quanto l’insulto personale, la crudeltà gratuita. Per questo la nostra vittoria è importante; abbiamo vinto sui principi e anche, forse soprattutto, nello stile e nel modo. È una frontiera da difendere. Noi abbiamo il dovere di opporci al linguaggio primitivo, al linguaggio della pancia. Noi viviamo solo se ragioniamo e se miglioriamo la nostra conoscenza. È una questione strategica, quindi non voglio richiamarmi a un generico “politicamente corretto”, che serve fino a un certo punto, ma gridare che rispetto e cultura sono valori fondanti, tanto a livello personale quanto in quello pubblico.
Questa vittoria lascia tuttavia molti punti interrogativi. Non mi sembra che il centro sinistra sia attraccato a un "porto sicuro"? 
Tutt’altro. La provincia che vota a destra è una parte essenziale dell’economia della provincia; è il cuore dell’eccellenza agro alimentare che contraddistingue il Parmense. Sono zone di grande vivacità economica, non isole di arretratezza. E va tenuto anche conto, lo dico dopo la mia esperienza di rappresentante di lista in un seggio in città, del voto disgiunto. Io ho scrutinato alcune schede, nelle quali l’elettore (uno anche di Fdi) votava per liste di destra, ma voleva Bonaccini Presidente. È stata una partita difficilissima, e vorrei che anche i non emiliani lo capissero. Ora ci aspetta, a livello nazionale, ma non solo un periodo difficile. Io credo che le nostre armi siano unità (basta con gli orticelli), studio, umiltà e una capacità di parlare agli altri senza gridare, senza fare appello all’emotività più rozza.