I testimoni della Shoah a settemila studenti toscani: bisogna vigilare sempre

Al Mandela Forum di Firenze ragazze e ragazzi hanno incontrato sopravvissuti ai lager, sinti, una madre di Plaza de Mayo

Il campo di Auschwitz-Birkenau
Il campo di Auschwitz-Birkenau
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28 Gennaio 2020 - 08.10


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Per il Giorno della Memoria a Firenze, al Mandela Forum, circa settemila studenti toscani hanno incontrato testimoni o ascoltato racconti dai loro diari delle deportazioni e degli stermini nazisti. In palasport pieno all’incontro hanno partecipato studenti delle scuole superiori di tutta la Toscana, centocinquanta universitari e trecento ragazzi delle medie fiorentine.

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Le ragazze e i ragazzi hanno ascoltato testimonianze come interviste di persone scomparse su un grande schermo e direttamente dalla voce dei protagonisti. Kitty Braun, del 1936, vive a Firenze, a nove anni fu arrestata e deportata a Ravensbruck, poi a Bergen Belsen, il campo di Anna Frank. Riferisce Toscana Notizie, l’agenzia della Regione Toscana: «Avevamo un pagliericcio e una coperta grigia che pungeva, ma quando la notte la donna che stava sopra di noi si muoveva cadeva una pioggia nera di pidocchi. Da allora non riesco più a dormire in un letto a castello se non nel posto più in alto».

Tatiana Bucci, figlia di padre cattolico e madre ebrea, sopravvisse assieme alla sorella Andra agli orrori di Auschwitz e Birkenau e a Joseph Mengele. Le due sorelle furono scambiate per gemelle. Tra i tanti orrori ha ricordato il piccolo cugino Sergio «diventato cavia in un campo alle porte di Amburgo, stordito con una dose di morfina ed ucciso impiccato ad un gancio da macellaio, assieme ad altri venti ragazzi, mentre l’esercito alleato si stava avvicinando e i nazisti cercavano di cancellare le prove dei loro misfatti», riportano i cronisti. «Fu nel campo di sterminio che mi resi conto di essere diversa, un’ebrea e pensai che tutti gli ebrei dovessero avere quella vita. Dalla baracca dei bambini vedevamo il camino del forno crematorio, da cui giorno e notte usciva fumo e fiamme. Convivevamo con la morte, con il fango quando pioveva e la neve d’inverno. Ma riuscivamo ancora a giocare». Poi una frase ripresa sempre da Toscana Notizie che potrà sorprendere molti ma combacia con le testimonianze di tanti sopravvissuti ai campi di sterminio: «Non ho mai odiato i tedeschi ma sicuramente ne avevo paura. Poi ad un certo momento ho capito che i tedeschi non erano solo i nazisti».

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I nazisti perseguitarono e deportarono in massa anche rom e sinti. Così Eva Rizzin, ricercatrice dell’università di Verona, ha ricordato che «l’antiziganismo, come l’antisemitismo, è una delle forme più diffuse di razzismo in Europa e in Italia. Nel 2008 rom e sinti sono stati nuovamente censiti per etnia e religione e nel 2018 in Italia abbiamo avuto rappresentanti istituzionali che hanno chiesto di nuovo un censimento dei nomadi. Ancora oggi dichiararsi rom e sinti non è facile perché significa equipararsi a qualcosa di negativo e molti nascondono la propria identità perché certi cognomi sono considerati uno stigma»

All’appuntamento non hanno partecipato solo sopravvissuti allo sterminio nazista. Vera Vigevani Jarach, giornalista, ha raccontato tra l’altro della figlia Franca finita in campo di concentramento, sì, ma non in Europa: nel 1976 in Argentina, per diventare uno dei trentamila desaparecidos della dittatura di Videla, gettata nell’oceano in uno dei tanti voli della morte. Vera è una delle madri di Plaza de Mayo. «Tutto ciò è successo con la complicità di un popolo che guardò dall’altra parte. Tutti abbiamo le nostre responsabilità e dobbiamo imparare a non stare mai in silenzio. L’incontro tra culture diverse aiuta a crescere e non è vero che le utopie non si realizzano mai: tracciano una strada».

All’incontro, promosso da Regione Toscana con il Comune di Firenze, come figure istituzionali erano presenti Ugo Caffaz, ideatore del treno toscano della memoria, la vice presidente e assessore alla cultura della Regione Toscana Monica Barni, il sindaco di Firenze Dario Nardella, gli storici Giovanni Gozzini e Luca Bravi, il giornalista Adam Smulevich.

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