Il doppio volto di Parma: città per Bonaccini, provincia irretita dalla Lega

I numeri del Parmense sono però contraddittori: la città ha votato compatta per Bonaccini 53,23%, ma in provincia ha fatto breccia il messaggio salviniano.

Le Sardine a Parma

Le Sardine a Parma

Marco Buttafuoco 27 gennaio 2020
di Marco Buttafuoco 
La sera del 25 novembre, quando le Sardine organizzarono la loro manifestazione parmigiana, i sondaggi per le elezioni regionali vedevano il centro destra in netto vantaggio. La folla che quella sera riempiva il centro cittadino era divisa fra l’entusiasmo tipico delle manifestazioni di piazza ben riuscite e l’ansia, palpabile, per l’evoluzione del quadro politico. Qualcuno, a bassa voce, ricordava l’antico adagio nenniano, l’infausto, ma spesso realista “Piazze piene, urne vuote”.
A distanza di due mesi e due giorni da quella serata, i seggi hanno detto che il tentativo salviniano di sfondare in Emilia è fallito, che il centro sinistra ha saputo ricompattarsi e far fronte. La linea del Piave, di questo in fondo si trattava, ha tenuto, anche oltre le più rosee previsioni. Gli exit poll che circolavano ieri sera facevano temere un testa a testa molto rischioso.
I numeri del Parmense sono però contraddittori e pongono, all’indomani della vittoria, numerosi interrogativi. In realtà la città ha votato compatta per Bonaccini 53,23%, ma in provincia ha fatto breccia il messaggio salviniano, quel mix di rozzezza, approssimazione , vuoto programmatico. I dati sono omogenei. Fuori dalla città il centro destra vince ovunque (con l’eccezione di Collecchio, comune che fa ormai parte della cintura urbana del capoluogo), con vantaggi addirittura clamorosi sugli Appennini (a Borgo Val di Taro la Borgonzoni ha addirittura superato il 62%). “Quello che colpisce - dice Filippo Fritelli, segretario provinciale del Pd e sindaco di Salsomaggiore (56% alla candidata e 43,5% alla lista della Lega) - è che si tratta di realtà nelle quali i pericoli e gli spettri agitati da Salvini, immigrazione e sicurezza, dovrebbero apparire meno incombenti che non nella città. Certo. Questo fenomeno si riscontra peraltro anche a livello non solo nazionale. La Brexit, il voto delle campagne statunitensi a Donald Trump, sono esempi importantissimi di questa tendenza. Questo dato evidente non è tuttavia un alibi. Con ogni evidenza il pensiero progressista ha perso molti contatti con queste realtà. La Lega non ha vinto, è oramai fortemente radicata in zone, come quelle della pianura, tradizionalmente “rosse”. Non possiamo cullarci sugli allori di questa vittoria. Stefano Bonaccini per primo, ne sono sicuro, si porrà il problema dei territori del parmense, per non parlare di quelli del Piacentino, e cercherà di ristabilire un dialogo con quelle comunità. E’ un uomo molto pragmatico: il suo realismo, la sua capacità di dialogo e le sue capacità di amministratore sono state una delle chiavi di volta di questo successo.”
Difficile, per quanto riguarda l’ottimo risultato della città, quantificare un effetto Pizzarotti. La Giunta del sindaco ex 5Stelle ha un buon momento di popolarità grazie anche a Parma 2020, ma la lista civica da lui appoggiata ( Bonaccini Presidente ) non ha conquistato seggi a Parma.
“Pizzarotti e i suoi assessori stanno facendo un ottimo lavoro - dice ancora Fritelli - e hanno dato un contributo fondamentale al risultato di Parma. Analizzeremo i flussi con calma, quello che è importante sottolineare ora è che il centro sinistra ha lavorato davvero bene, con uno spirito unitario che sarà necessario adottare e per le sfide elettorali dei prossimi mesi. Quello che serve ora è mantenere la compattezza. Ancora una volta l’Emilia è un modello per l’Italia progressista: un modello di unità e realismo politico” .
Certo, e anche il segretario provinciale del Pd è d’accordo, le Sardine hanno avuto un ruolo di primissimo piano, ridando un senso d’identità ad un elettorato che pareva confuso e avvilito, e riavvicinando alla politica strati di popolazione, non solo giovanile. A contribuire all’affermazione del cento sinistra è stato forse anche l’atteggiamento, radicale e provocatorio di Salvini che ha ricompattato un sentire di sinistra sbiadito dalle sconfitte e dalle divisioni, ha fatto rinascere l’orgoglio dell’appartenenza. La grande partecipazione elettorale è figlia anche di questa rude contrapposizione dettata dal leader leghista. Nella città ducale e nel suo territorio la sconfitta di Salvini non è però del tutto una vittoria del centrosinistra. Le zone d’ombra sono estese e gli elettori del CSX, pur festeggiando l’esito finale (scampato pericolo ?), sanno che la battaglia è ancora lunga.