Rissa M5s in Calabria, Morra accusa: “Il candidato presidente è parente di un mafioso”

Scontro tra i due M5s, Aiello: "Nicola Morra conferma di voler danneggiare la nostra campagna elettorale"

Francesco Aiello e Nicola Morra
Francesco Aiello e Nicola Morra
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15 Gennaio 2020 - 18.51


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È rissa in Calabria tra il candidato M5s Francesco Aiello e Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, che ha dichiarato: “Non possiamo, soprattutto come movimento 5 stelle, accettare una candidatura di questo tipo perche’ sembrerebbe essere un messaggio di un certo tipo”. 
Aiello non l’ha presa bene, e ha risposto: “Nicola Morra conferma di voler danneggiare la nostra campagna elettorale. Prova scorrettamente a delegittimarmi a piacere e dunque a tagliare le gambe ai nostri candidati consiglieri”. 
“A questo punto è evidente che il senatore non parla come presidente della commissione antimafia, ma porta avanti una battaglia personale di cui dovrà spiegare il senso; intanto ai nostri elettori, a chi crede nel nostro progetto e a tutte le persone oneste che ci stanno aiutando”.
“Ho già detto – prosegue Aiello – che io non ho nascosto alcunché, non potendo rispondere per le colpe di un mio cugino morto 5 anni fa. Luigi Di Maio – conclude Aiello – sarà a Lamezia Terme il prossimo sabato 18 gennaio, e questo è un segnale chiaro, che conferma il pieno sostegno, nei miei confronti, degli esponenti di governo e dei parlamentari del Movimento 5stelle”.
“A precisa domanda due volte ripetuta – ha spiegato a sua volta Morra – il prof. Aiello avrebbe risposto di non avere affatto problemi di alcuna natura nell’ambito delle relazioni di parentela. O sei consapevole del fatto di avere un cugino ammazzato a pallettoni nel 2014 in una faida che finora ha causato 6 morti o, se non ne sei consapevole, hai qualche problema con il principio di realtà, direbbe Sigmund Freud. Inoltre se lo sapevi e l’hai omesso scientemente allora c’è un problema di buona o cattiva fede”.
“Io poi – ha aggiunto – sono dell’avviso che soprattutto in alcuni contesti, come quello calabrese, non si possa non tener conto della valenza simbolica di certe scelte. Se noi oggi come Paese omaggiamo magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, tra i defunti, e tributiamo grande venerazione ad altri come Nino di Matteo e Nicola Gratteri, non possiamo accettare, soprattutto come movimento cinque stelle, una candidatura di questo tipo perché sembrerebbe essere un messaggio di un certo tipo”. “Nel 2014 per le regionali e nel 2016 per le comunali a Cutro, come movimento cinque stelle ci siamo confrontati con situazioni analoghe e abbiamo preso decisioni nette, radicali, che però hanno connotato il movimento a livello nazionale come un movimento che non accettava il puzzo del compromesso morale”, ha detto ancora citando Borsellino.

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