L'Alto rappresentante della Ue, Borrell: "Incontreremo Al-Sarraj e gli altri leader libici"

L'Alto rappresentante dell'Ue: 'La situazione è molto pericolosa'

Josep Borrell, Jean-Yves Le Drian, Heiko Maas, Luigi Di Maio e Dominic Raab

Josep Borrell, Jean-Yves Le Drian, Heiko Maas, Luigi Di Maio e Dominic Raab

globalist 8 gennaio 2020

"La situazione in Libia è molto pericolosa". "Stiamo aspettando la visita del primo ministro libico Al-Sarraj e incontreremo a Bruxelles o a Roma altri leader libici per analizzare con loro la situazione". Così l'Alto rappresentante dell'Ue, Josep Borrell, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Libia, Iran e Iraq.


"L'uso delle armi deve essere fermato ora per lasciare spazio al dialogo". Così la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Iraq, Iran e Libia.


"I recenti sviluppi della situazione in Iran, Iraq e in tutta la regione sono estremamente preoccupanti. Una cosa è chiara: l'attuale situazione mette a rischio gli sforzi del passato e ha anche implicazione per l'importante lavoro della coalizione anti-Daesh". Così l'Alto rappresentante dell'Ue, Josep Borrell, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Iran, Iraq e Libia. "Non c'è alcun interesse ad aumentare questa spirale di violenza".


L'incontro  con i ministri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito "è stata una buona opportunità per esprimere un forte sostegno al processo di Berlino e sottolineare le nostre preoccupazioni sulla Libia. Chiediamo uno stop immediato a ulteriori escalation e alle interferenze esterne negli ultimi giorni". Così l'Alto rappresentante Ue Josep Borrell. "La situazione peggiora di giorno in giorno e la soluzione è solo politica - ha aggiunto -. Si fermino i combattimenti a Tripoli e serve una immediata cessazione delle ostilità". "Abbiamo chiesto un cessate il fuoco ma anche di fermare l'escalation e le interferenze esterne che sono aumentate negli ultimi giorni ed è ovvio che si fa riferimento alla decisione turca di intervenire in Libia che noi rigettiamo e che fa aumentare le nostre preoccupazione", ha detto ancora Borrell al termine del minivertice a Bruxelles con i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito.


Nel corso della riunione sulla Libia "abbiamo sottolineato la necessità di evitare azioni unilaterali come la firma di accordi che aggravano ulteriormente il conflitto, o azioni che creano un pretesto per interferenze esterne contrarie agli interessi del popolo libico, nonché agli interessi europei", hanno spiegato in una dichiarazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione europea e dei ministri degli affari esteri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito.


In Libia devono "cessare tutte le interferenze", ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, prima di volare in Turchia.


Sono "più di 50 mila" le famiglia ora registrate come "sfollate" a causa degli scontri attorno a Tripoli. La cifra, in linea con quella di 146 mila persone diffusa di recente sempre dall'Onu, viene segnala in un tweet dell'Unsmil, la missione di Supporto delle Nazioni Unite per la Libia. Il tweet dà conto di una visita a Tripoli di Yacoub el Hillo, vice rappresentante speciale dell'Onu per la Libia. Il diplomatico sudanese ha incontrato Ahmed Maitig, numero due del Consiglio presidenziale libico guidato dal premier Fayez al-Sarraj e presidente dell'Alto comitato nazionale sugli sfollati.


La Libia precipita sempre più velocemente nel caos e anche se Sirte non appare del tutto sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica ha fatto annunciare una nuova svolta nel conflitto libico: l'avanzata delle sue milizie verso Misurata, la potenza militare che è al fianco di Fayez al-Sarraj, il premier assediato in un'enclave che va restringendosi attorno a Tripoli. Lunedì il portavoce di Haftar ha dichiarato la presa di Sirte, l'importante città portuale sull'omonimo golfo e patria del defunto dittatore Muammar Gheddafi. Un'azione incruenta che fonti dei governativi e alcuni analisti spiegano come una ritirata strategica dopo che una brigata salafita-madkhalita, la 604, avrebbe cambiato schieramento, passando dalla parte del generale. E nelle ultime ore il suo capo di Stato maggiore, Faraj Mahdawi, ha annunciato l'inizio dell'avanzata verso Misurata, la città 210 km a est di Tripoli detta 'la Sparta di Libia' per la forza delle sue milizie.