Sbarramento al 5%, la proposta di Pd e M5s fa infuriare le minoranze: "Riforma pericolosa"

Insorgono i Verdi e Italia in Comune: "La legge elettorale è funzionale solo a mantenere le poltrone della maggioranza parlamentare che la vota"

Di Maio e Zingaretti
Di Maio e Zingaretti
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5 Gennaio 2020 - 16.25


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È rivolta a sinistra per la decisione dei due partiti di maggioranza, Pd e M5s, di proporre una legge elettorale che introduce sbarramenti al 5%. Troppo, decisamente troppo alti per garantire una rappresentanza anche alle minoranze di sinistra come i Verdi e Italia in Comune, che infatti protestano con forza, ricordando come “un accordo realizzato con questo M5S che ha dato sponda alle istanze sovraniste salviniane, licenziando i DL Sicurezza 1 e 2, che ancora non sono stati modificati, e che sull’ambiente non è stato capace di varare neanche il taglio ai sussidi ai fossili ambientalmente dannosi e ha varato un Piano Clima che non rispetta gli accordi Onu né la Cop21 di Parigi. Il Pd, che ha cambiato idea sul taglio dei parlamentari, non si preoccupa del fatto che la nuova legge elettorale consegnerà l’Italia all’estrema destra e che milioni di elettori e elettrici non verrebbero rappresentati nel Paese? Per questo noi crediamo che serva una presa di posizione netta tra tutte le forze democratiche per evitare al nostro Paese, grazie ad una ennesima legge elettorale iniqua, una svolta autoritaria inaccettabile” scrivono Elena Grandi, co-portavoce dei Verdi, e Angelo Bonelli, coordinatore dell’esecutivo dei Verdi. 
Della stessa idea Italia in Comune: “Come sempre è accaduto negli ultimi decenni la discussione sulla legge elettorale è funzionale solo a mantenere le poltrone della maggioranza parlamentare che la vota. Oggi Pd e M5S propongono una riforma che introduce un proporzionale con lo sbarramento al 5% così da eliminare con un colpo di spugna tutte le minoranze che potrebbero creargli problemi e che, in caso di non raggiungimento della soglia del 5% devolverebbero i propri seggi a favore dei partiti più grandi: Pd, 5 stelle e Lega”.
“Da un lato tagliano il numero dei parlamentari e dall’altro si assicurano tutti i seggi disponibili attraverso una legge elettorale che gli consentirà di dividersi i cosiddetti resti di tutti i partiti che non supereranno questa assurda soglia di sbarramento, più alta addirittura di quella applicata per le elezioni europee che è del 4% e che, nelle parole del Tribunale di Venezia, appare priva di giustificazione e irrazionale e comporta la svalutazione della volontà di parte consistente dell’elettorato. Una riforma elettorale pericolosa perché non garantisce la rappresentanza democratica contribuendo ad alimentare sempre di più il distacco tra i palazzi del potere e i territori”, conclude la nota.
“È sorprendente, e soprattutto scorretto, che per la legge elettorale ci sia un tavolo di maggioranza orientato verso una soluzione, ma poi tutto venga stravolto da un incontro tra due soli leader, nel caso specifico Di Maio e Zingaretti. Questo metodo non è accettabile. Così come non è accettabile la proposta di uno sbarramento al 5 per cento, che cambia le carte in tavola. La riforma della legge elettorale nasce con l’idea di evitare distorsioni maggioritarie dopo la riduzione del numero dei parlamentari. E innalzare la soglia di sbarramento non e’ affatto garanzia di rappresentanza”. Lo dichiarano Francesco Laforgia e Luca Pastorino, parlamentari di ‘è Viva’ eletti con Liberi e uguali. “Se il progetto – aggiungono Laforgia e Pastorino – è quello di fare una legge elettorale contro alcuni partiti, si parte col piede sbagliato. E peraltro la storia insegna che leggi elettorali nate con questo intento hanno solo prodotto disastri. Bisogna tornare al punto di partenza, a quanto indicato al tavolo di maggioranza, altrimenti il discorso non può andare avanti”.

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