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Salvini diventa anti Nutella nel nome dell'Italianità: ma la Ferrero è piemontese e azienda modello

Il leader della Lega contro la crema spalmabile della Ferrero: «Usa nocciole turche, io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani»

Salvini
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globalist

6 Dicembre 2019 - 09.08


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Lo chiamavano Capita Nutella e invece…
Lo strappo con la Ferrero è avvenuto durante un comizio a Ravenna, giovedì sera, il leader della Lega Matteo Salvini ha attaccato la Nutella, la celebre crema spalmabile alle nocciole prodotta dalla azienda. «No signora, non ho freddo… sto bene. Poi mangio pane e salame e due sardine e sto ancora meglio…», ha detto, rispondendo a una donna che seguiva il suo intervento. «E la Nutella», suggeriscono a quel punto dal pubblico. «La Nutella? Ma lo sa signora che ho cambiato?», ha detto Salvini. «Perché ho scoperto che per la Nutella usa nocciole turche, e io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani, preferisco mangiare italiano, aiutare gli agricoltori italiani».

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Peccato che l’azienda piemontese è italianissima. Ha seimila dipendenti italiani, una politica aziendale di welfare che fa invidia a qualunque altra. Asili nido gratis per i dipendenti, per esempio. E questa uscita da Duce in preda all’isteria da autoarchia è davvero ridicola. 

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Ma la Nutella usa davvero nocciole turche? Ferrero è il più grande utilizzatore di nocciole italiane, e in particolare piemontesi, in Italia. La quantità di nocciole prodotte in Italia non può però soddisfare il fabbisogno per la produzione di Nuella nel mondo. Secondo una inchiesta della Bbc, «all’incirca i tre quarti delle nocciole mondiali arrivano dalla Turchia, e il più grande acquirente al mondo è Ferrero». La Bbc, nel suo lungo servizio, non puntava i riflettori sulla provenienza delle nocciole, ma sulla manodopera utilizzata per la raccolta: «A farlo sono soprattutto migranti, anche bambini, che lavorano molte ore per una paga misera». Lo stipendio base per questo tipo di attività, secondo l’emittente britannica, è di 15 euro al giorno.

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Ferrero — che è impegnata in un’ampia serie di programmi di sviluppo delle tecniche di coltivazione messe in atto in Turchia — ha risposto a tutte le domande della Bbc: «Se siamo certi che un prodotto è frutto di pratiche non etiche, non lo tocchiamo», ha dichiarato Bamsi Akin, general manager di Ferrero Hazelnut Company in Turchia. «Stiamo cercando di fare il massimo sforzo per migliorare le pratiche con lo sviluppo di programmi di educazione e formazione. Il sistema è completamente pulito? Penso che nessuno potrebbe dirlo, ora. Ma abbiamo gli strumenti per monitorare la produzione dei nostri fornitori. E siamo sempre onesti nelle comunicazioni con i consumatori».

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