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Il sindaco leghista di Gallarate indagato per turbativa d'asta e Salvini diventa garantista

Andrea Cassani è indagato, ma ha comunque l'appoggio di Salvini: "La sua amministrazione è un esempio di partecipazione cittadina democratica e trasparente"

Andrea Cassani e Matteo Salvini
Andrea Cassani e Matteo Salvini

globalist

11 Novembre 2019 - 18.28


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C’è un’indagine in corso nei confronti di Andrea Cassani, sindaco leghista di Gallarate (Varese), accusato di turbativa d’asta in uno dei filoni dell’inchiesta milanese su un sistema di tangenti, finanziamenti illeciti e nomine pilotate con al centro l’ex responsabile FI a Varese Nino Caianiello. 
Ma siccome parliamo di un sindaco della Lega, Salvini si riscopre improvvisamente garantista. E anziché, a commento della notizia, limitarsi a dire un ‘vedremo come procederanno le indagini’, il leader della Lega ci tiene a far sapere ai suoi sindaci che anche quando (o forse, soprattutto) quando hanno problemi con la giustizia il suo appoggio non viene meno: “Tutto il mio appoggio al bravo sindaco Cassani, alla sua giunta e a tutta la comunità di Gallarate, esempio di buona e corretta amministrazione, di partecipazione cittadina democratica e trasparente” ha detto Salvini. 
A Cassani viene contestato il reato di “turbata libertà degli incanti”, ossia turbativa d’asta, per aver truccato, secondo l’accusa, un bando di gara per la nomina di due avvocati chiamati, poi, ad esprimere un parere legale. Parere contrario rispetto all’azione di responsabilità che l’ex Giunta di centrosinistra intentò contro gli ex amministratori della società municipalizzata Amsc, che era amministrata, tra gli altri, proprio da Caianiello, il personaggio ‘chiave’ della maxi indagine e che sta collaborando da tempo con gli inquirenti.
Secondo le indagini, nell’ambito delle quali è scattata una serie di acquisizioni di documenti in Comune a Gallarate, la gara per la nomina dei due legali sarebbe stata pilotata a favore di quelli poi effettivamente scelti. Il 10 maggio Cassani era stato sentito in procura a Milano e soltanto come testimone, anche perché dagli atti emergeva allora come una figura che si era opposta alle manovre illecite, soprattutto in relazione ad un cambio di destinazione urbanistica nella zona.

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