Liliana Segre: "Incontrerò Salvini, io non odio la mia porta è aperta"

Il leader della Lega: "Lei può insegnarmi qualcosa, Balotelli no. Ma restano i dubbi sulla commissione"

Liliana Segre
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5 Novembre 2019 - 16.50


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Una donna di un’altezza morale istituzionale unica. Nonostante gli attacchi ricevuti lei riesce sempre a vedere nel dialogo l’unica soluzione. Merita una stima immensa.
Matteo Salvini “lo incontrerò, certo, perché non dovrei? Se lui mi vuole incontrare perché no?”. Così Liliana Segre, rispondendo a distanza al leader della Lega che, tornando sulla polemica per l’astensione del centrodestra nel voto per l’istituzione di una commissione di inchiesta sull’antisemitismo, si era detto desideroso di incontrare la senatrice. “Se io non odio, perché non dovrei aprire la porta?”, ha aggiunto la Segre.

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La senatrice, quindi, si dice “ottimista, credo che la Commissione” contro l’odio “si farà e saranno tutti a partecipare”. Perché, spiega, “anche se non si è visto nelle televisioni, molti degli astenuti al voto, dopo, in realtà, mi hanno molto applaudita, quindi non è che fossero proprio tutti indifferenti o che avessero solo obbedito ai capigruppo”.

“Voglio pensare – prosegue la Segre – che le coscienze e le anime di chi ha votato in un certo senso contro astenendosi, non siano tutte insensibili, ma che si siano adattate a quegli ordini politici, a cui io non riesco ad adattarmi, per cui ci si astiene o meno a seconda dell’ordine di scuderia”.

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E da parte sua Salvini ha replicato spiegando di essere convinto che “chi nega l’Olocausto va curato da uno bravo bravo. Ma sul fatto di mettere in mano a una commissione partitica il giudizio di cosa è razzismo ho qualche dubbio. Sull’antisemitismo nessun problema: vanno curati sia quelli che vanno in giro con la svastica sia quelli con falce e martello. Di sicuro Liliana Segre può insegnarmi qualcosa, Balotelli no”.

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