Van Straten sulla Commissione Segre: «Destra in mano agli estremisti»

Lo scrittore contesta l’astensione di Lega, FdI e FI sulle parole d’odio. «A volte le parole pesano più delle azioni. Infatti Hitler non ha materialmente ucciso nessuno»

Antisemitismo

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GdS 31 ottobre 2019
di Stefano Miliani

«È grave che la destra non abbia votato la “Commissione Segre”. Puoi non condividere una parola, una definizione, ma poi all’interno della commissione si avrà il confronto e il dibattito su cosa sia istigazione all’odio e cosa no. Credo che chiunque sia favorevole alla piena libertà di espressione. Il punto è decidere dove finisce la libertà e dove inizia una forma di prevaricazione e addirittura in certa casi di istigazione alla violenza nei confronti di altri. È questo il tema. E non ci si può spingere fino al punto di dire qualsiasi cosa». Giorgio Van Straten inizia così a riflettere su quanto accaduto ieri: in Senato la destra compatta si è astenuta a dare il via libera a una “Commissione Segre” che vigili sulle parole di odio. Lo scrittore fiorentino vede una destra italiana non più liberale ma virata verso estremisti come l’ungherese Orban, vede Forza Italia succube di Lega e Fratelli d’Italia, avverte in questa destra pulsioni che possono mettere a repentaglio la democrazia stessa.
Ultimo titolo l’affascinante e finanche sorprendente Storie di libri perduti (2016), tra i suoi libri lo scrittore annovera Il mio nome a memoria del 2003 dove ricompone la complessa storia delle origini della famiglia ebrea in un’Europa che dall’inizio dell’800 risale a oggi. Van Straten a giugno ha concluso il suo mandato di direttore dell’Istituto italiano di cultura a New York. Adesso prepara un ciclo di lezioni che terrà a Torino e poi a New York su quattro libri: Se questo è un uomo di Primo Levi, Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, Una questione privata di Beppe Fenoglio, La storia di Elsa Morante.
Van Straten, lei dice che non si può dire qualsiasi cosa. In effetti c’è anche chi ha scritto, online, che si potrebbero riaprire i forni crematori.
Appunto: è il famoso discorso se è più colpevole chi materialmente compie un atto e o chi istiga a compierlo. Su questa base Hitler ha mai ucciso materialmente qualcuno? A volte le parole pesano più delle azioni perché non provocano una singola azione ma una serie di azioni. Quindi questo tipo di istigazione va repressa, non c’è da discuterne. Questo tema si pone in modo particolare oggi per l’uso che ne viene fatto nei social network.
Come vede la destra compatta nell’astenersi? Anche Forza Italia?
In realtà vedo Fi totalmente egemonizzata dalla Lega e da Fratelli d’Italia, la scelta dimostra se ce ne fosse bisogno la sua totale subalternità. Secondo me una forza di destra effettivamente liberale, tollerante e conservatrice ma contemporaneamente democratica non direbbe no all’istituire una commissione simile. Per valutarlo basta vedere le posizioni di Angela Merkel o di altri esponenti delle forze di centro destra in Europa. Ma è evidente come oggi la destra italiana sia molto più in sintonia con Orban o gente così.
Dopo le ultime elezioni europee esponenti di Casa Pound avevano dichiarato di aver racimolato pochissimi voti perché tanto c’era già Salvini.
È un tirare l’acqua al proprio mulino. Continuo a sperare che in realtà gli italiani siano migliori di come a volte appaiono. Sto preparando una lezione su Se questo è un uomo e nell’introduzione Primo Levi scrive che quando si parte dall’affermazione che ogni straniero è nemico al termine della catena c’è il lager. Temo che invece di governare certe pulsioni le si alimentano e ci si assume la responsabilità di creare situazioni che possono diventare pericolose per la tenuta stessa del sistema democratico.
Questa destra non ha votato la commissione sulle parole d'odio perché ha la coda di paglia?
Non voglio fare processi alle intenzioni. In qualche modo l’astensione non impedisce la commissione. Mi pare un modo di mandare segnali alle frange più estreme dei propri sostenitori con un atteggiamento equidistante. È come quando Salvini dice che non ha più senso dividere di antifascismo e fascismo e non ha senso discuterne. Chi lo dice in qualche modo strizza l’occhio al neofascismo. Forse sì, in questa astensione c’è anche un po’ di coda di paglia.