Russiagate, Giorgetti la butta sul complotto anti-Salvini: "È colpa dei servizi segreti"

Il dirigente leghista minimizza il ruolo di Savoini che del capo era l'ombra e stava alle cene con Putin

Savoini

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globalist 31 ottobre 2019
Un conto è l'inchiesta. Un altro è ipotizzare che uno come Savoini, che faceva parte delle delegazioni ufficiali e era l'ombra di Salvini in tante occasioni fosse uno che passasse per caso.
Ma la linea della Lega è quella di negare e di minimizzare. E così anche il fido Giorgetti si è adeguato invocando un complotto contro Capitan Nutella.
Nel libro di Bruno Vespa 'Perché l'Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)' il dirigente leghista sostiene che sia stata "una fonte europea" a far scoppiare il caso Russiagate: "Un paese importante che aveva interesse a danneggiare Salvini. Gli americani sapevano tutto di questa storia. Dove cominciava e dove finiva". 
Per Giorgetti "un contratto di quel genere dei russi con l'Eni ha le stesse probabilità che ho io di ricevere un'offerta per allenare l'Inter".
"Che cosa penso dell'incontro al Metropol? - aggiunge - Savoini e D'Amico sono due sprovveduti avvicinati da mediatori d'affari che li immaginavano dotati di poteri magici. Altri pensavano che arrivassero fino a Salvini. Figurarsi. Però, ogni loro passo era monitorato [da servizi segreti], erano polli lasciati correre in libertà".
"Avevo informato Salvini - continua - e lo avevo messo in guardia. Ma lui, in assoluta buona fede, riteneva che fossero simpatici romantici assolutamente innocui, senza poter fare alcun danno".