Lepore, Gaynews: «La legge umbra su Lgbt nel mirino della destra? Ovvio»

Il caporedattore del quotidiano commenta un impegno preso dalla neopresidente Tesei con associazioni come Prolife. «Ma se ci sarà un governo Lega, FdI e Fi saranno in pericoli i diritti di tutti»

I colori dell'arcobaleno Lgbti

I colori dell'arcobaleno Lgbti

globalist 30 ottobre 2019
di Stefano Miliani

«La legge del 2017 della Regione Umbria sull’omo-transfobia è fatta molto bene e non è affatto liberticida come dicono gli autori del “Manifesto valoriale”. Ma quelle associazioni sono ossessionate dal tema e lo usano con finalità propagandistiche nei rapporti con Lega, Fratelli d’Italia e un po’ meno con Forza Italia». La nuova amministrazione regionale di destra avrà in agenda l’abolizione di quella legge varata dal centro sinistra umbro. Francesco Lepore, caporedattore del quotidiano Gay News, non se ne stupisce. Quanto alla possibilità che un domani l’Italia arrivi ad avere un governo così virato a destra con Salvini e Meloni (più Berlusconi a far da appoggino), quanto paventa non si limita certo ai diritti in pericolo per chi è Lgbt: paventa una messa a rischio dei diritti di tutti i cittadini.

Umbria nera primo atto: abolizione della legge contro l'omofobia

Lepore, il “manifesto valoriale” del 17 ottobre sottoscritto dalla neopresidente della Regione Umbria Donatella Tesei prevede di cancellare la legge del consiglio regionale umbro del 2017 contro “le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. C’è da stupirsi?
No. Lo vediamo anche dai proclami delle associazioni che hanno redatto il “Manifesto valoriale”. Sono ossessionate dal tema dell’omo-transfobia, anche indicata nel testo di legge come discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e identità di genere, e lo usano con finalità propagandistiche. Su queste tematiche ProVita e quelle associazioni inveiscono da anni e sono in linea con il movimento internazionale ProLife e Profamily di cui fa parte la International Organization for the Family – Iof: è l’organizzazione che realizza il congresso mondiale delle famiglie come quello tenuto a Verona, per intendersi.
I cittadini umbri hanno però scelto questa maggioranza.
Non credo che alla cittadinanza umbra tutto ciò interessi davvero.
Ci sono altre leggi regionali come questa?
Finora l'hanno approvata la Toscana dal 2004, la Liguria, le Marche, la Sicilia (ma non è stato mai approvato il protocollo attuativo quindi di fatto è inapplicabile), l’Umbria appunto, l’Emilia Romagna. Non sono leggi di rilievo penale perché non le ha approvate il Parlamento ma incidono sulla prevenzione e sulla formazione per reagire alle varie forme di discriminazione in ambito scolastico, lavorativo e sanitario.
Quella umbra è buona?
La legge umbra è molto ben fatta e modellata sulle altre leggi regionali: consta di 13 articoli e non è affatto liberticida come ripetono quelle associazioni, non viene affatto limitata la libertà espressione ma è un argine alle violenze e alle discriminazioni. Al solito: per confondere le carte nel Manifesto valoriale si parla di abrogare la legge regionale, ma nel punto precedente si dice anche di evitare progetti e iniziative ispirate alla teoria dell’indefferentismo sessuale (tra parentesi gender).
Quindi?
Lo sappiamo e lo vediamo anche in tv quando si agita il fantasma dell’ideologia del gender. Come tutti gli studiosi riconoscono è una teoria complottista buttata giù a tavolino dall’opusdeiana Dale O’ Leary: lei 21 anni fa ha parlato di questa ideologia del gender ma non esiste, esistono gli studi di genere che non hanno nulla a che fare con ciò e non hanno nessuna volontà di omosessualizzare la società come sostengono di loro.
Il testo dice però anche “combattere equamente tutte le forme di bullismo e discriminazione, non solo quello omofobico“. Come non esser d’accordo?
Lì si rimanda all’espressione di Toni Brandi Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente di Pro Vita & Famiglia e uno degli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie. Proprio Brandi sul Giornale è intervenuto su un progetto parlamentare di Alessandro Zan incardinato il 24 ottobre nella Commissione Giustizia della Camera. Brandi parla di falso allarme sull’omofobia. Ancora una volta dice che le discriminazioni vanno combattute in senso generale e dice che non esiste nessun allarme di violenza per omo-transfobia. Invece l’allarme c’è e lui minimizza un problema esistente.
Rispetto ad altre discriminazioni com’è la situazione per la legge?
Altre discriminazioni razziali e di religione vengono già perseguite dalla Legge Reale e dalla Legge Mancino. Tra le minoranze solo quelle le Lgbti restano scoperte: manca una legge penale che punisca chi incita alla violenza. Ci auguriamo che questo governo giallo rosso possa approvare una legge parlamentare. In mancanza di tutto ciò le leggi regionali, laddove approvate, sono comunque un tentativo di argine, sono un punto molto importante di prevenzione e informazione.
Se cade il governo giallorosso la prospettiva è un esecutivo di destra con Salvini, la Meloni e Berlusconi. L’indirizzo allora sarebbe chiaro.
Non è una prospettiva così lontana, viste anche le spaccature nella stessa maggioranza. Lo scenario non è dei migliori. È pure vero che il tentativo di portare a casa una legge di contrasto penale a alla omo-transfobia risale al 2005 quando Franco Grillini da deputato (era nei Ds, ndr) presentò il primo progetto di legge: passò in commissione ma il governo Prodi cadde. Con il governo Berlusconi Paola Concia del Pd fece un progetto di legge cui mise le mani anche Mara Carfagna di Fi. Pure quello cadde nel vuoto perché l’Udc fece votare una mozione di incostituzionalità. Ci provò Ivan Scalfarotto con un provvedimento approvato alla Camera e poi fatto cadere. Se questo esecutivo non approva una legge dispiace, ma sarebbe il quinto tentativo abortito: Paola Concia ci provò due volte. Certo un governo con la retorica salviniana e meloniana non fa ben sperare.
Infatti: con un simile governo a destra cosa la preoccuperebbe?
Ci sarebbe da temere per la tutela dei diritti minimi acquisisti. Ma non sarebbero a rischio solo i diritti Lgbt quanto i diritti civili e umani in generale. E poi c’è un aspetto che va messo in luce.
Sarebbe?
Lo ha messo in luce anche l’inchiesta di Report di metà ottobre sui finanziamenti russi: dietro a documenti come il Manifesto valoriale c’è una rete internazionale nel variegato mondo cristiano Prolife: questo movimento si attesta su posizioni liberticide pericoloso per la tenuta della democrazia, con buona pace di quanto dicono il senatore della Lega Simone Pillon e Brandi.