Agenti e detenuti: la demagogia di Salvini che insulta la Costituzione

Il leader della Lega mette in contrapposizione la tutela degli agenti e quella di chi sta in cella. Un messaggio che nega l'abc di uno Stato democratico.

Selfie di Salvini con guardie carcerarie

Selfie di Salvini con guardie carcerarie

globalist 9 ottobre 2019
L'altro giorno, ovviamente in campagna elettorale, il capo della Lega Salvini è andato nel carcere di Terni per racimolare qualche voto. Applausi, (un po' di truppe cammellate) selfie mentre qualcuno ricordava che quando era al Viminale, tra un comizio e una moto d'acqua l'ex ministro e vice premier non aveva trovato tempo per preoccuparsi realmente dei problemi delle forze dell'ordine.
Ma non è questo il punto: Capitan Nutella ci ha tenuto a sottolineare che lui va a trovare la polizia penitenziaria mentre quelli dell'odiatissima sinistra si occupano troppo delle condizioni dei "poveri detenuti" e vanno a trovare criminali e assassini. Praticamente, in barba a tanti anni di civilità giuridica nel Paese di Cesare Beccaria e della Riforza Gozzini, il leghista fa di tutto per rispolverare una idea di giustizia come vendetta e la ferocia verso i detenuti come segno di uno Stato che si fa rispettare. In questa logica assai discutibile ecco il derby tra polizia penitenziaria e detenuti.
Molti sanno e dicono che la civiltà di uno Stato si vede anche dalla condizione delle carceri e l'Italia è nel mirino da anni per la sua arretrattezza, ma invece di lavorare per la civiltà di un Paese il nostro preferisce cavalcare un po' di populismo manettaro, perché in una congiuntura ricolma di odio e rancore dove parole come pena di morte, tortura o peggio non imbarazzano quasi più nessuno, mostrare la faccia feroce e disumana porta consensi.
Tanto è che mentre una Procura ha aperto una inchiesta su presunti episodi di violenza commessi da alcuni poliziotti penitenziari contro un detenuto, la prima cosa che ha fatto è stata quella di citare il carcere per mostrare la sua vicinanza preventiva alla penitenziaria lanciando un messaggio di copertura politica nei confronti di eventuali eccessi. In realtà il "derby" detenuti-polizia penitenziaria è falso. Perché non esiste e non può esistere alcuna contrapposizione. Uno Stato democratico tutela e mette nelle migliori condizioni di lavoro i suoi agenti ma nello stesso tempo rispetta la Costituzione e l'articolo 27 che recita: "Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Non è ammessa la pena di morte. Possono fare eccezione soltanto le leggi militari di guerra".
Questo significa che la polizia non può infrangere le leggi e significa anche che gli stessi detenuti devono rispettare l'ordinamento carcerario. 
La condizione delle carceri va vista nel suo complesso: diritti, garanzia e tutela per la penitenziaria che fa un lavoro molto difficile e sottopagato e umanità nel trattamento dei detenuti secondo leggi e Costituzione.
C'è poi da aggiungere che la prerogativa dei parlamentari di poter visitare le carceri è un elemento di garanzia di tutti ed è parte integrante della democrazia parlamentare che si distingue dagli stati dittatoriale anche per questo.
Salvini, che si lamenta di una sinistra che va a trovare i criminali (forse si riferisce al caso Scalfarotto) dimentica che molti esponenti del suo centro destra hanno fatto la fila per trovare in carcere tanti detenuti, a cominciare da Marcello Dell'Utri che pure è condannato per reati gravissimi che riguardano la mafia. Ma nessuno, giustamente ha criticato quei parlamentari di destra anche se da quelle parti si è soliti essere garantisti coi potenti e forcaioli coi poveri cristi. Quindi c'è da dire che abbiamo assistito all'ennesimo insulto alla Costituzine perpetrato in questa campagna demagogica che ci vorrebbe tutti più incivili.