L'estrema destra trova un nuovo 'nemico': Fioramonti ministro 'da centri sociali'

Salvini e Meloni all'assalto del nuovo ministro dell'Istruzione 'colpevole' di aver espresso un'opinione fuori dagli schemi sui crocifissi in aula

Lorenzo Fioramonti

Lorenzo Fioramonti

globalist 1 ottobre 2019

Ecco le parole ‘incriminate’ di un ministro, Lorenzo Fioramonti, che sicuramente va oltre gli schemi ed è candidato a diventare il nemico numero uno dei fascio-sovranisti, di Salvini (e a creare qualche mal di pancia tra i centristi e neo-centristi).

Che ha detto di così scandaloso? Parlando del crocifisso a scuola? "E' una di quelle questioni divisive che potrebbe anche attendere. Penso a una scuola laica che permetta attraverso la laicità di aprirsi a tutte le religioni e modi di pensare" ha aggiunto il ministro, sottolineando che si tratta di "una questione molto sentita in Italia".
"Ritengo che le scuole debbano permettere a qualunque cultura di esprimersi e non rappresentarne una in particolar modo - ha ribadito Fioramonti -. Credo questa sia anche la nostra cultura italiana".
Dunque crocifisso sì o no? " Meglio una parete con una mappa geografica del mondo un richiamo alla Costituzione e agli obiettivi dello sviluppo sostenibile" ha spiegato il ministro.


Gli attacchi da Salvini
Ovviamente in questo clima reazionario delle pacate parole su un tema del quale si discute da tempo sono diventate il pretesto per i soliti e volgari attacchi dai nostri estremisti di destra.
Prima una ‘doppietta’ di Salvini sia in una diretta Facebook che su twitter.
Ha detto prima Capitan Nutella: "Prima la tassa sulle merendine e poi via i crocifissi dalle aule? Roba da matti, Fioramonti è un ministro da centro sociale".
"Io mi oppongo a chi nega la nostra storia". Il che - detto da uno che nega il 25 aprile e parla della Resistenza come di un derby tra fascisti e comunisti e non una lotta tra chi voleva la libertà di un popolo e chi difendeva una dittatura sanguinaria - suona paradossale, visto che si tratta di uno dei principali negazionisti della storia repubblicana italiana.
Poi lo stesso concetto espresso su twitter: “Prima l'idea di tassare merendine e bibite, adesso l'idea di togliere i crocifissi dalle aule: ma questo è un ministro o un comico?".


L'affondo di Giorgia Meloni
A ruota Giorgia Meloni, l’altra estremista di destra che usa il cristianesimo senza conoscere il Vangelo (altrimenti se ne seguisse gli insegnamenti dovrebbe chiudere il partito e andare in Chiesa a chiedere scusa).
Che ha detto la capa di Fratelli d’Italia? "Dopo Toninelli, ora è il ministro Fioramonti a regalarci ogni giorno una perla di saggezza. Dopo le tasse sulle merendine e le assenze per manifestazione giustificate dallo Stato, il ministro dell'Istruzione ci dice che al posto del crocifisso in aula vedrebbe bene 'una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione'. Io invece vedo bene il crocifisso in aula, e la cartina del mondo con richiami alla Costituzione negli uffici del M5s, così imparano dove sta Matera e cosa dice l'art. 1 della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo)".
Ma la Meloni in chiave maestrina funziona poco. L’articolo uno va letto per intero e recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ossia con quei limiti che sono sgraditi a chi vuole ‘pieni poteri’ e nelle forme di una repubblica parlamentare, ossia con la centralità del Parlamento e con tutto quel sistema di pesi e contrappesi studiato da chi si era appena liberato dalla dittatura fascista e che la destra populista e post-fascista vuole cancellare.
Magari Fioramonti potrebbe trovare un insegnante di sostengo per Giorgia Meloni e i tanti costituzionalisti che ignorano la Costituzione. Come, del resto, dimostrano i cristiani che ignorano il cristianesimo e che vivono il crocifisso come una clava e non come simbolo di una religione che predica pace e tolleranza.


E che non necessariamente deve essere imposta a tutti, anche a chi non crede o appartiene ad altre confessioni.