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Il sindaco di Cagliari di destra vuole aprire un cimitero per i 'prodotti abortivi'. Insorge l'opposizione

La cosa più assurda è che a proporla è proprio una donna, come prima firmataria è Stefania Loi di Fratelli d'Italia, che punta a concedere le sepoltura anche di feti di meno di 20 settimane

La proposta shock della giunta di destra
La proposta shock della giunta di destra

globalist

1 Ottobre 2019 - 08.10


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Cagliari è piombata nel medioevo. Un’area del cimitero di san Michele dedicata ai feti abortiti, una vera e propria provocazione, un insulto alle donne. La cosa più assurda è che a proporla è proprio una donna, come prima firmataria è Stefania Loi di Fratelli d’Italia, che punta a concedere le sepoltura anche di feti di meno di 20 settimane, considerati dalla legge “prodotti abortivi”.

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Vogliono considerarli “bambini non nati”. Nella premesse c’è scritto: “l’importanza di riaffermare nella società civile il diritto-dovere del cittadino di sostenere e difendere la vita fin dal concepimento in tutte le sue esigenze e in tutto l’arco del suo sviluppo”. Per questo è necessario dare una sepoltura “dignitosa” a tutti quelli vengono definiti “bambini non nati”, per i quali si chiede anche di istituire un apposito registro. 
La risposta dell’opposizione.

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Istituire un registro dei bambini non nati, sostituire la definizione di legge “prodotti abortivi” in “bambini non nati”, creare un’area cimiteriale dove seppellire gli embrioni anche al di sotto delle 20 settimane di gestazione anche senza richiesta dei genitori: sono le proposte contenute nella mozione presentata nei giorni scorsi dal gruppo Fratelli d’Italia al Consiglio Comunale di Cagliari, ma accompagnata dalle firme di numerosi altri consiglieri e consigliere della maggioranza. 

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La mozione, non ancora inserita all’ordine del giorno per la discussione nell’aula di via Roma, ha come prima firmataria Stefania Loi, del gruppo Fratelli d’Italia. Seguono i nomi di Antonello Angioni, Roberto Mura, Loredana Lai, Antonella Scarfò, Roberta Perra, Corrado Maxia, Marcello Polastri, Alessandro Balletto, Alessandro Fadda, Antonello Floris, Enrica Anedda Endrich, Pierluigi Mannino, Salvatore Sirigu.

Le proposte più importanti riguardano proprio il trattamento per gli embrioni di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane e per quelli di età ancora inferiore, non dichiarati morti dall’ufficiale di Stato civile: secondo quanto prevede la legge in vigore, il Dpr 285 del 1990 “Approvazione del regolamento di polizia mortuaria”, i prodotti del concepimento (quelli di età presunta al di sotto delle 20 settimane) e i prodotti abortivi (dalle 20 alle 28 settimane) vengono trattati dalle strutture sanitarie come rifiuti speciali, a meno che i genitori non facciano esplicita richiesta all’azienda sanitaria regionale per il trasporto e il seppellimento, facendosi anche carico delle spese. La mozione invece propone che “il seppellimento debba avvenire anche in assenza di detta richiesta”, e a spese del Comune di Cagliari. Secondo i consiglieri e le consigliere firmatari, che richiamano una circolare del Ministero della Sanità del 1988 ampiamente superata dalla vigente normativa, lo smaltimento attraverso la linea di rifiuti speciali “seppur legittimo urta contro i principi dell’etica comune”. Le sepolture di cui si legge nel documento, già garantite nei cimiteri di Cagliari nelle aree che il regolamento sul servizio mortuario comunale riserva ai feti, dovrebbero avvenire in uno spazio denominato “Giardino degli Angeli” i cui nomi dovrebbero essere segnati in un apposito “Registro dei bambini non nati”. Secondo la mozione, l’Amministrazione comunale dovrebbe sostituire la definizione di legge “prodotti abortivi” in “bambini non nati”.

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Crediamo che tali proposte, oltre che essere contrarie alla legge vigente, costituiscano una inopportuna intromissione nelle scelte individuali, spesso sofferte e dolorose e dipendenti da condizioni economiche, sociali, sanitarie e comunque sempre personali e intime. “Riaffermare nella società civile il diritto-dovere del cittadino di sostenere e difendere la vita sin dal concepimento in tutte le sue esigenze”, come si legge nella mozione, è un principio che mira a limitare la libertà di scelta delle donne in forte contrasto con quanto prevede la legge 194 del 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” che all’articolo 1 recita “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”. Se questa mozione, a cui i consiglieri firmatari dell’opposizione sono totalmente contrari, dovesse essere discussa e approvata, le donne che scelgono per i più svariati motivi l’interruzione volontaria di gravidanza secondo le modalità previste dalla legge, verrebbero stigmatizzate con una prassi che riconosce lo status e il nome di “bambino” a un embrione.

Analogamente, esprimiamo la netta contrarietà a un’altra mozione, dal nome “Ninna nanna fillu meu” anche questa presentata dal gruppo Fratelli d’Italia, relativa alla promozione di una campagna informativa sul parto anonimo, con le risorse (già risicatissime) dell’assessorato alle Pari Opportunità: riteniamo che anch’essa si inserisca nel solco della stigmatizzazione delle donne che scelgono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza.
Riteniamo che le medesime risorse sarebbero impiegabili più proficuamente in campagne per la contraccezione, l’affettività e la maternità consapevole e soprattutto in un potenziamento dei servizi per la genitorialità e per l’infanzia.
Ci auguriamo che le mozioni vengano ritirate prima della loro discussione.

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