Cacciari difende Renzi: "la sua una scissione tardiva ma necessaria"

L'ex sindaco di Venezia: "Se Renzi avesse lasciato il Pd cinque anni fa, la storia di questo paese sarebbe stata diversa"

Massimo Cacciari e Matteo Renzi

Massimo Cacciari e Matteo Renzi

globalist 18 settembre 2019
"Se Matteo Renzi avesse lasciato il Pd cinque anni fa, la storia di questo paese sarebbe stata diversa". Lo afferma Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia in un'intervista al Fatto Quotidiano. 
L'ex premier "si è evidentemente reso conto di quello che ho predicato, invano, per anni: il Partito democratico è un generoso progetto fallito sin dall'inizio - aggiunge - Meglio tardi che mai, comunque".
Per Cacciari, Renzi "non apparteneva a nessuna delle culture confluite nel Pd e non ne proponeva una diversa. Voleva semplicemente rottamare il vecchio. Ma con la rottamazione non si costruisce una macchina nuova".
Per l'esponente di centrosinistra "Renzi vuol fare Macron. I contenuti poi saranno quelli del suo governo, ispirati a un pensiero vagamente liberal". I sondaggi che danno Italia Viva tra il 3 e il 5%, indicano per il professore "una quota a salire. E poi non mi stupirebbe se, attraverso le varie Boschi, i cerchi magici toscani, ci fossero già degli accordi con Conte. Molto dipenderà da Zingaretti: se va avanti con decisione il Pd può recuperare molto. La condizione è che il governo funzioni, altrimenti andremo alle urne in primavera".
Dopo questa scissione "tardiva ma necessaria", il Pd dovrebbe ricostituirsi attorno alla leadership del segretario "che certamente non è l' uomo solo al comando e ha le capacità di creare un gruppo dirigente". Adesso Zingaretti, anche convocando un vero convegno, "deve dimostrare di sapere guidare. E fondare un nuovo partito: nuove strutture, nuove direzioni, nuovo radicamento sul territorio. Che si chiami partito democratico o Geppetto non importa".