Renzi, vero erede di Berlusconi: ora la sinistra ha la possibilità di ritrovarsi

L'"intruso" della Sinistra si è fatto il suo partito spinto dal protagonismo che gli viene dal suo ego smisurato.

Renzi

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Claudio Visani 17 settembre 2019

Dunque Renzi lascia il Pd e annuncia la nascita di un suo partito di cui svelerà il nome alla Leopolda. Dice che se ne va perché nel Pd manca una visione di futuro, lui, il “nientalista” di Crozza. Perché vuol combattere Salvini e non difendersi dal fuoco amico, lo stesso che ora rivolge alla leadership di Zingaretti. E perché in quel partito lì ormai si sente un intruso: proprio lui, che ha determinato la giravolta dei democratici pro governo con gli odiati Cinquestelle e che ancora controlla i gruppi parlamentari. L'annuncio dell’uscita dal Pd e della nascita del Pdr (partito di Renzi) la fa telefonando a tutti tranne che a Zingaretti. Leggere, poi, che ha chiamato il premier dei grillini per dargli in anteprima la notizia, non ha prezzo. A entrambi, Zingaretti e Conte, manda naturalmente un bel “stai sereno “. Oggi apre Repubblica con una intervista esclusiva. Stasera sarà da Vespa. E scommetto che comparirà anche da Floris e dalla Berlinguer. È tornato gran protagonista, al centro della scena. E questo fa capire il perché lo fa e dove va. Lo fa perché   lui non potrebbe mai stare in un partito, in una qualsiasi associazione e perfino in una bocciofila senza esserne il protagonista, il capo. E va dove lo porta il suo ego smisurato. Leggere questo passaggio dell'intervista a Repubblica per credere: "Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all'americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico". Meditate gente, meditate.


Detto questo io penso che l'uscita di Renzi abbia, se non altro, il merito di fare finalmente chiarezza nel Pd. Lui non è ora l'intruso in quel partito. Lui è da sempre l'intruso nella sinistra. Il Blair di Rignano che ha sposato le tesi più liberiste e rottamato i totem del socialismo. Il rottamatore di tutto quel che sapeva di  "vecchia sinistra". E su come un uomo che non è di sinistra sia riuscito a scalare il partito che della sinistra doveva raccogliere l'eredità, ci sarebbe ancora di che riflettere. Dov'erano finiti i portatori di idee e valori del Pci, Pds, Ds? Torna in mente la battuta di Nanni Moretti: "Con questi dirigenti non vinceremo mai".


Penso, perciò, che "l'intruso" doveva andarsene prima, già dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre 2016. E penso che la sinistra se non ritrova se stessa, idee e programmi alternativi al liberismo, sulla globalizzazione e lo sviluppo sostenibile, contro le vecchie e nuove disuguaglianze, non ha futuro. Così come penso che il centrosinistra se non è plurale, se non è capace di unire identità diverse attorno a un progetto di cambiamento, è destinato a essere minoranza in Italia. La nascita del Pdr potrebbe quindi, teoricamente, nel medio periodo, essere funzionale a questa pluralità. Se non fosse che c'è il fattore Renzi, che più di alleato nel campo del centrosinistra lo vedo come il vero, unico e credibile erede di Berlusconi.  


Nel breve periodo credo invece che la nascita del Pdr renderà ancora più difficile il percorso della faticosa alleanza tra democratici e stellati, quindi la navigazione del governo. Credo che gli elettori del centrosinistra non saranno per niente contenti dell'ennesima scissione e che si sentiranno traditi per l'ennesima volta dai propri dirigenti: il popolo del centrosinistra è più avanti di loro, crede davvero nell'unità nella diversità, ha ancora in testa e nel cuore l'Ulivo vincente di Prodi, e continua a non sentirsi rappresentato. Credo, infine, che in una prospettiva non lontana si arriverà anche a una rifondazione del Pd, se non al suo superamento. Del resto il Pd rimane la grande incompiuta di questi ultimi vent’anni: il partito del centrosinistra nato dal notaio, con separazione dei beni, per interesse, tra i notabili di Ds e Margherita, e non da quel sentire comune tra sinistra storica e cattolicesimo democratico che pure è diffuso nel popolo del centrosinistra. Un morto che cammina, temporaneamente resuscitato da Salvini e dalla paura della destra.