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La maggioranza giallo-rossa prepara una mossa per liberarsi dei commissari leghisti

Ipotesi dimissioni di massa per il cambio dei presidenti. E spunta il nodo Copasir.

Claudio Borghi e Alberto Bagnai
Claudio Borghi e Alberto Bagnai

globalist

9 Settembre 2019 - 07.05


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Saranno due leghisti, Claudio Borghi e Alberto Bagnai, a dirigere le “danze” della manovra in Parlamento: da presidenti delle commissioni Bilancio della Camera e Finanze del Senato, incideranno su sedute e calendario.

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E la cosa preoccupa non poco la nuova maggioranza. Che già pensa alle contromisure. Tanto che è pronta una “exit strategy”, l’idea di dimissioni di massa dei membri in commissione di M5s, Pd e Leu: una mossa da usare, se servirà, per sostituire i due.

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I presidenti di commissione non possono essere sfiduciati o cambiati prima della metà della legislatura: i leghisti oggi in carica, lo resteranno fino alla fine del 2020. Ma ci sarebbe – sulla base di alcuni precedenti – una possibilità di appellarsi ai presidenti delle Camere, nel caso in cui un presidente rifiuti una leale collaborazione o addirittura ostacoli i lavori. La mossa sarebbe dirompente e dunque al momento l’idea è stata elaborata e messa in un cassetto. Come “extrema ratio” si potrebbero far dimettere dalla commissione tutti i parlamentari di M5s, Pd e Leu, per poi rivolgersi al presidente della Camera (o del Senato) perché ricostituisca la commissione e la riconvochi per l’elezione del nuovo presidente, espressione della maggioranza giallorossa. Se accadrà, è tutto da vedere.

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Una staffetta alla guida di alcune commissioni è intanto destinata a essere innescata dalle nomine di governo, che entro venerdì dovrebbero essere completate con i nuovi sottosegretari.

Dovrà essere sostituito (magari con un Dem) il questore della Camera Federico D’Incà (M5s). E al Pd, che ad ora non presiede alcuna commissione, il M5s potrebbe cedere alcune presidenze rimaste vacanti: per la Lavoro del Senato, lasciata libera da Nunzia Catalfo, si citano Tommaso Nannicini o Annamaria Parente.

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Il nodo più spinoso è poi il Copasir, la commissione parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, lascerà il posto a un esponente di opposizione. E Matteo Salvini – ma dalla Lega definiscono prematuro parlarne – aspirerebbe a quell’incarico. In teoria si potrebbe, anche se da prassi in questa legislatura l’incarico spetterebbe a un deputato (nel 2009 al senatore Rutelli successe il deputato D’Alema). Ma l’ipotesi Salvini non è ammissibile, protesta da Leu Nicola Fratoianni, visto che è ancora aperto il “caso Russia”. Alla fine, secondo fonti Dem, la scelta dovrebbe ricadere su un esponente di Fi o Fdi.

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