Il web ironizza su Di Maio: uno così alla Farnesina non potrebbe servire neanche un caffè

La nomina di Giggino da Avellino a ministro degli Esteri ha lasciato sgomenti i più vista la totale mancanza di requisiti.

Luigi Di Maio
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5 Settembre 2019 - 09.37


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Lui parla tanto di meritocrazia, ma se la meritocrazia invicata dai grillini fosse realmente applicata uno come Di Maio non avrebbe mai dovuto essere nominato ministro degli Esteri. Anche perché a occhio e croce c’è circa qualche milioni di persone che avrebbero più requisiti di lui. Tra l’altro va aggiunto nei mesi del disastroso e abominevole governo con la Lega Giggino è stato corresponsabile dell’isolamento internazinale dell’Italia, della nostra marginalizzazione dell’Unione europea e ha addirittura provocato un incidente diplomatico con la Francia che poi il paziente Mattarella ha dovuto ricucire.
L’ironia del web si è scatenata su Giggino, destinato a prendere il testimone di Toninelli e tra le tante circolano queste descrizioni tristemente reale: 
Non è laureato, neanche per corrispondenza.
Non parla inglese.
Nessuna conoscenza di lingue straniere, neanche sommaria.
Parla a fatica italiano, capisce il napoletano (ma non di tutti i rioni) e pronuncia dignitosamente la parola francese “Rousseau”.
Considera la Francia un paese amico e un punto di riferimento grazie alla sua “tradizione democratica millenaria”.
Vuole così bene ai francesi che si è fatto fotografare a Parigi, insieme a Di Battista, con un tizio vestito con un gilet giallo che invocava un “golpe militare armato”.
È un sincero democratico, al punto da scagliarsi contro il feroce dittatore venezuelano Pinochet.
Si vanta di essere amico personale del Presidente cinese Xi Jinping, che chiama affettuosamente “Ping”.
Nel 2017 ha invitato americani e russi a “lanciare banconote in Siria, non missili”.
Ad oggi, la sua esperienza all’estero più importante è stata un viaggio negli Stati Uniti, in cui ha avuto l’onore di parlare (in italiano) con uno dei sei viceassistenti dell’assistente agli Affari europei del vice del segretario di Stato Rex Tillerson. E non è uno scherzo.
In un paese normale a uno con un curriculum del genere non gli facevano neanche portare il caffè alla Farnesina. Forse qualche bibita.

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Fa ridere, ma considerando che è tutto vero, fa piangere.

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