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Di Maio ministro degli Esteri? Per favore, qualcuno gli regali un mappamondo

Il titolare 'in pecore' della Farnesina ha mostrato in questi anni ingoranza in politica estera e insipienza dell'agire. Tra 60 milioni di italiani non ce ne era uno meglio?

M5s incontra i gilet gialli
M5s incontra i gilet gialli

globalist

4 Settembre 2019 - 10.45


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Vediamo un po’: quando dopo aver tuonato per anni contro l’Europa e l’Euro, un bel giorno Giggino da Avellino si presentò a Porta Porta con questa strampalata teoria: “Non credo che sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro, perché l’asse franco-tedesco non è più così forte ma c’è un momento in cui l’Italia può contare di più a quei tavoli, e quindi io non credo che sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro: infatti io parlo del referendum come extrema ratio”.


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Ossiar Di Maio era diventato pro-Euro perché l’asse franco-tedesco non era più forte?


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Ma che stupidaggine ha detto? Euro sì o Euro no era una scelta da subordinare non a considerazioni generali di carattere economico e di integrazione europea ma alla forza o meno forza dell’asse franco-tedesco?
E quali erano i parametri per misurare la presunta forza?
Un po’ come dire: domani abbandoniamo la Nato perché nel mondo del calcio il Var non funziona. 
Senza senso.
 Ma nella sua dichiarazione da bar fatta a Porta a Porta nessuno aveva mosso obiezini.

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Ma l’aspirante ministro degli Esteri di Maio, quello che con le sue sconsiderate dichiarazioni anti-europee da vice-premier ha contribuito al disastro dello spread e degli interessi aggiuntivi sul debito (che pagheranno gli italiani) era lo stesso che solo pochi mesi fa rispondeva alle obiezioni sulle strampalate idee economiche grilloleghiste affermando che dopo il voto europeo tutto sarebbe cambiato e sarebbe cominciata un’altra era.
Previsione talmente farlocca tanto che alla fin fine i grillini hanno votato per Ursula von del Layen, ossia una in diretta continuità con Angela Merkel e votata anche da Macron, ossia colui contro il quale è stato detto peste e corna.
Del resto il ministro degli Esteri ‘in pectore’ è talmente un diplomatico sapiente e collaudato che con le sue scriteriate iniziative meno di un anno fa ha provocato una crisi diplomatica con la Francia che non accadeva dai tempi della dichiarazione di guerra di Mussolini.
Tutti ricordano il tentativo di mettere il cappello sui Gilet Gialli che ogni sabato devastavano le città francesi mettendo a disposizione la piattaforma Rousseau (invito respinto) e poi incontrando uno dei più improbabili personaggi di quella galassia complottista, noto per aver auspicato l’intervento dei militari per far cadere Macron.
Non solo: solo pochi mesi orsono Giggino da Avellino si era lanciato a scriteriate dichiarazioni contro la Francia accusata (come dice la Meloni) di essere una delle principali responsabili della questione migratoria: “Smettiamo con le lacrime di coccodrillo. Se vogliamo parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare, ma dobbiamo parlare delle cause perché se oggi c’è gente che parte è perché alcuni Paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa”, aveva detto di Maio.
E poi, non pago: “Stampano una propria moneta, il franco delle colonie, con cui finanziano il debito pubblico francese. L’Unione europea dovrebbe sanzionare i Paesi come la Francia che stanno impoverendo gli Stati africani”.
Altra crisi diplomatica. Alla quale Di Maio, sprovveduto in storia quanto in geografia, aveva cercato di mettere un freno parlando di “democrazia millenaria” in Francia
In prendecenza aveva parlato del golpista cileno Augusto Pinochet definendolo come un golpista che aveva agito in Venezuela. Senza altre amenità, come chiamare il presidente cinese Xi Jinping semplicemente “Ping”, e qualche bizzarra posizione sulla Russia, dimenticando che le sanzioni sono scattate per l’illegittima annessione della Crimea fatta manu militari.
Che dire? Oltre ad un corso intensivo di inglese e italiano c’è da augurarsi che qualcuno gli regali un mappamondo. Ma non senza essersi fatto promettere prima che mai e poi mai si affaccerà più da un balcone. 
Del resto chi dichiara guerra alla Francia rischia di non fare una bellissima fine…

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