Andrea Orlando (Pd) rinuncia al governo: "Serve discontinuità, resto al partito"

In attesa dell'esisto della piattagorma Rousseau il nuovo governo si va delineando. E Giggino Di Maio vede la Farnesina

Roberto Gualtieri e Andrea orlando

Roberto Gualtieri e Andrea orlando

globalist 3 settembre 2019

Doveva andare agli Esteri ma a quanto pare quel ruolo andrà a Giggino Di Maio, così competente in materia da pensare che Pinochet fosse stato il dittatore del Venezuela.



Ora il vice-segretario del Pd ha scelto di fare un passo indietro. E Andrea Orlando ha scritto: “Il segretario del mio partito mi ha proposto di fare parte del nuovo governo con una delega di grande rilievo, fatte salve le prerogative del presidente incaricato e del Capo dello Stato. Ringraziandolo per la proposta ho declinato per due ragioni.
La prima è che, come ripeto da settimane, la nostra richiesta di discontinuità implica la necessità di una forte innovazione anche nella nostra compagine.
E non si può chiedere ad altri quello che non si è in grado di chiedere a noi stessi.
La seconda, la più importante, è che credo che la scommessa che stiamo facendo si gioca in larga parte nella società e in questo senso sarà determinante il ruolo del nostro partito.
Rimanere a dirigerlo è per questo un onore ancora più grande e parte integrante della battaglia che dovremo condurre insieme”.