Paragone (M5s) conferma il suo no: "Non mi lego al Pd, il peggior partito"

Il senatore grillino ex Padania e Libero a un passo dall'abbandono del Movimento. Ormai certo che non voterà la fiducia

Luigi Di Maio, a sinistra, e Gianluigi Paragone

Luigi Di Maio, a sinistra, e Gianluigi Paragone

globalist 31 agosto 2019

L’ha detto fin dal primo momento che lui non si sarebbe mai alleato con il partito  democratico e lo ha confermato.
Forse è il primo passo dell’addio a M5s o chissà cosa.

 "La Lega ha rovinato tutto? Certo. Ma non per questo mi lego al peggior partito: l'ipocrita Pd". Lo ha dichiarato il senatore M5s Gianluigi Paragone, sottolineando che "a furia di pensare al male minore questo Paese si è fatto solo male assoluto: i poveri sono raddoppiati, le pmi sono state fregate da norme assurde filo banche (pignoramento capannoni e case per ultime rate non pagate, per esempio), i risparmiatori traditi e tanto altro".
"Per realizzare il male minore - ha proseguito- l'Europa ha fatto felici multinazionali, ceo e top manager: mai come in questi anni di neoliberismo (Sempre sostenuto in Italia dal Pd). Come siamo arrivati al 33%? Semplice, perché gli altri hanno fatto i peggiori accordi in nome del male minore. E mentre loro tradivano il popolo per le élite, un MoVimento che parlava di parole guerriere e sognava il cambiamento trionfava alle elezioni dando una speranza a cittadini considerati servi o utenti".


Paragone è stato in passato direttore de La Padania e giornalista di Libero, quindi la sua storia politica è molto radicata a destra.


Dentro M5s ha difeso le ragioni 'sociali' contrarie al liberismo sfrenato del quale il Pd (o parte di esso) si è fatto interprete.


Tuttavia difficili intraverdere segnali di socialismo nella Lega. Non solo per le politiche economiche (la flat tax premia i ricchi) ma perché il socialismo è per sua natura internazionalista. E prima gli italiani va nel segno opposto.