Delrio critica Salvini: "Da lui un clamoroso autogol, l'accordo M5s-Pd lo terrorizza"

Il capogruppo del Pd alla Camera: "Ciò che serve è un accordo alla tedesca, come Cdu e Spd, una cosa scritta".

Carola Rackete e Graziano Delrio

Carola Rackete e Graziano Delrio

globalist 16 agosto 2019
Alla fine la disgrazia diventerà qualcosa di utile? ''Salvini ha fatto un errore clamoroso, un autogol e ora è terrorizzato dall'idea di un accordo tra noi e il Movimento 5 stelle''. Così Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera, a Circo Massimo su Radio Capital. ''Salvini -aggiunge ironico- ha sicuramente azzeccato una mossa, ha capito che l'Italia ha bisogno di un altro governo - dice con un filo di sarcasmo Delrio - perché questo ha portato zero crescita, zero investimenti, cassa integrazione, non è stato un anno bellissimo come ci aveva preannunciato Conte, è stato un anno buttato via anche in termini di credibilità".
"Per il resto - prosegue - credo che la gestione della crisi, da parte didel Ministro dell'Interno, sia stata un autogol per ciò che si è visto fino a oggi e se Salvini ci ripenserà e tornerà indietro sarà il suo suicidio politico. Infatti secondo me non ci ripensa, sta semplicemente capendo che ha sbagliato le mosse ma siccome è abile sa che tornare indietro gli farebbe perdere credibilità e sarebbe un suicidio''.
 Il rapporto con M5S? "Non ero di quelli che dicevano 'mai'" ma, spiega Delrio, "ciò che serve è un accordo alla tedesca, come Cdu e Spd, una cosa scritta. Ci si mette a sedere, si tratta, si analizza ogni punto per il bene del Paese, convocando le menti migliori, per dare un'impronta diversa. Questo paese finora è stato ossessionato da argomenti che non hanno portato bene, come l'immigrazione. Mi fa piacere che Conte ne abbia preso atto. Il problema invece è il lavoro, dobbiamo abbassare il cuneo fiscale, c'è il tema del salario minimo''.
Oltre al salario minimo l'altro punto di confronto sarà il reddito di cittadinanza, sul quale Delrio vede ''luci e ombre''. ''Noi lo abbiamo criticato per un verso ma sostenuto per un altro - spiega l'ex ministro - perché come sviluppo del reddito di inclusione era giusto. Poi hanno messo anche le politiche attive del lavoro che però non entrano in vigore, hanno creato confusione e tolto efficienza alle misure contro povertà. Non abbiamo mai fatto battaglia frontale contro il Reddito ma la misura così concepita anziché avviare al lavoro lo scoraggia''.