Di fronte ai rischi autoritari Zingaretti e Renzi si ispirino all'esempio di Prodi

In un momento in cui anime diverse dovrebbero unirsi per impedire l'ascesa della peggior destra, al Pd si continua a ripetere "mai coi cinque stelle"

Romano Prodi

Romano Prodi

Claudio Visani 9 agosto 2019
Dunque, riassumiamo. Salvini apre la crisi, sfiducia Conte e va alle elezioni chiedendo "pieni poteri" per togliersi "le palle al piede" e governare come gli pare. Ovvero guerra agli immigrati, alle "zingaraccie", alle "zecche comuniste", ai centri sociali, ai diversi; libertà di difendersi e sparare; divieto di salvare vite in mare e limitazioni alle manifestazioni di piazza; stretta sulle intercettazioni e sulla libertà di stampa; carriere separate e sanzioni contro i magistrati scomodi; meno tasse solo per i più ricchi.
Stando ai sondaggi il nuovo premier di questo bel programmino potrebbe avere la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento, da solo o, male che vada, con la Meloni e i reduci berlusconiani che già scalpitano per salire sul carro. Si prepara quindi un governo della peggior destra. Una maggioranza che, peraltro, nel 2022 si potrà anche eleggere da sola un nuovo Presidente della Repubblica su misura (Berlusconi?). Se quella che si profila non è una dittatura è qualcosa che le assomiglia molto.
In questo quadro drammatico, dove sarebbe necessario costruire un fronte largo con un candidato premier, idee e proposte convincenti che possa accreditarsi come una alternativa possibile e credibile (il Pd oggi non lo è, checché ne dica Zingaretti per rincuorarsi e rincuorare l'lettorato disperso e sfiduciato della sinistra), Renzi (ancora lui) e i renziani che fanno? Ripetono all'infinito "mai con i cinquestelle". E naturalmente "mai con i traditori di Leu e sinistra radicale".
Ma si può? Ma lo sanno cosa è fare politica? Ma sono dirigenti politici questi? E come pensano di fronteggiarla e poterla sconfiggere la destra? Con la "vocazione maggioritaria" del Pd al 20% o del nuovo partito di centro (dove ormai non è rimasto nessuno) che hanno in mente? Cadono le braccia, e anche qualcos'altro. E mi viene in mente il buon vecchio Prodi, che oggi compie ottant'anni. L'unico che la destra l'ha sconfitta due volte con una ricetta che si chiamava prima l'Ulivo poi l'Unione che si basava sull'unica prospettiva possibile per essere alternativa: alleanza tra identità diverse, unità tra le forze avversarie della destra su un programma di governo comune. Auguri Romanone.