Di Maio archivia l'onestà e sulla moto d'acqua evita di attaccare Salvini

Tutto ciò che Di Maio riesce a dire è "spero non paghi la polizia". Davanti a un chiaro abuso di potere i grillini si dimenticano dell'onestà

Il figlio di Salvini sulla moto d'acqua
Il figlio di Salvini sulla moto d'acqua
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31 Luglio 2019 - 09.01


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Salvini la storia del figlio sulla moto d’acqua non può liquidarla con “un errore da papà”. Un errore sicuramente, che qualcuno dovrà pagare. Perché non possiamo vivere in un paese di figli e figliastri, o di ministri a intermittenza. Il punto è semplice: nessuno può salire sulla moto d’acqua della polizia di stato. Nemmeno, e forse più degli altri, il figlio di un ministro. È proprio l’abc istituzionale, con cui Salvini gioca come un bambino con la corda. E con Di Maio che gli fa da cameriere. 
Perché il leader dei cinque stelle tutto quello che ha avuto la forza di dire per commentare l’episodio è stato: “Sicuramente è un passo avanti che Salvini abbia ammesso l’errore, ma questo non prescinde il fatto che spero che i poliziotti coinvolti non debbano rispondere di qualcosa che in questa situazione li mette in imbarazzo”. 
Il punto però è che qualcuno dovrà rispondere. O almeno dovrebbe. Ed escluso il tredicenne figlio di Salvini, le cose sono due: o paga il papà ministro o la polizia che voleva fare colpo sul figlio del capo. Qualcuno, insomma, il prezzo – anche politico – dovrebbe pagarlo. Dovrebbe, perché il condizionale in questo paese è d’obbligo, specie con i cinque stelle al Governo. Gli stessi cinque stelle che per una panda rossa e due scontrini hanno fatto dimettere il sindaco di Roma, che hanno il coraggio di chiedere la revoca della cittadinanza italiana a Sandro Gozi. Gli stessi che per il Russiagate non hanno fiatato e che davanti a un palese abuso di potere di Salvini e della sua scorta (di cui un membro si è identificato come poliziotto, altro reato) tutto ciò che riescono a dire è “spero non paghi la polizia”.

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