Perché la legge Pillon è un attentato ai diritti di tutti e alla civiltà

Per questo saremo in piazza il 23 luglio quando riprende in Commissione Giustizia al Senato la discussione sul Ddl Pillon e sugli altri disegni di legge collegati.

Contro il Ddl Pillon

Contro il Ddl Pillon

Claudia Sarritzu 23 luglio 2019
Come avevamo noi femministe previsto, è rispuntato il ddl Pillon. E noi siamo di nuovo in piazza...
Sul sito Giulia.giornaliste.it abbiamo riportato che la reazione delle donne alle manifestazioni pro-family di Verona aveva “congelato” la discussione, il provvedimento sembrava rimandato a data da destinarsi. Con il caldo di fine luglio, invece, si ricomincia.
A poche ore dall’approvazione di “Codice Rosso”, legge paternalistica contro la violenza alle donne, che nulla immagina per il reinserimento delle donne che hanno subito l’incubo della violenza se non un assistenzialismo spicciolo, ecco che ritorna in Commissione al Senato il “disegno di legge 735”, che – come scrive Nadia Somma sul Fatto - “espone le donne alla reiterazione delle violenze perché le lascia ostaggio degli autori di violenza. Una contraddizione che rivela come siano forti le reazioni conservatrici per controllare le donne, fino a non riconoscere o a rimuovere il problema della violenza”.

“La minaccia di una modifica del Codice della famiglia – dice la presidente di Di.Re. Lella Palladino - attraverso il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati, completa un quadro di restaurazione patriarcale delle relazioni tra uomini e donne che il governo sta continuando a portare avanti”.
La blogger Giulia Blasi (con la quale ci siamo ritrovate in tanti corsi di formazione dell’odg contro la violenza alle donne), su Exquire aggiunge che “se poi passasse il ddl Pillon, caldeggiato proprio da Bongiorno, per i violenti sarebbe ancora più facile farla franca: separarsi sarebbe quasi impossibile per la maggior parte delle donne, che nei matrimoni sono quasi sempre la parte economicamente debole e non potrebbero affrontare i costi emotivi e finanziari di un divorzio come previsto dalla legge proposta dal senatore leghista”.


Ricordiamo ora perché è una legge che va non solo contro le donne ma anche contro i bambini. 


Come tanti di voi, conosco decine di coppie separate e nella quasi totalità dei casi l'affido è sempre condiviso con pari potestà. Però, c'è un però che ha una spiegazione valida, siccome i figli non sono pacchi quando si divorzia viene stabilito un domicilio prevalente, un luogo in cui il bambino abita nella maggior parte del suo tempo. Perché questa creatura ha diritto ad avere un luogo, sempre lo stesso dove poter dormire, giocare, studiare, insomma avere le proprie abitudini.
Il fatto che il bambino non dorma la metà dei giorni in una casa e l'altra metà in un'altra non è una violenza per il genitore che non ottiene il domicilio ma una scelta appropriata perché la salute psicofisica del minore è la questione più importante in un divorzio.  Se i genitori vivono in città diverse il bambino dovrà frequentare fino al mercoledì una scuola e il giovedì e venerdì un'altra? Domanda provocatoria solo per farvi comprendere la follia delle nuove politiche per la famiglia che dal 2018 avanzano nel nostro Paese senza scaldare troppo gli animi.
L'altra grande questione è l'assegno di mantenimento per il coniuge più povero che ora dovrà accudire il figlio nei giorni previsti senza un aiuto economico da parte dell'altro più benestante. Questa non è parità, non è equità e a rimetterci saranno sempre i bambini e le donne. Perché le donne? Perché in Italia, anche per colpa di una politica misogina, dati alla mano, sono le donne le più povere, lavorano meno e prendono stipendi inferiori. La violenza economica è la violenza a cui noi donne sottostiamo di più ma è la meno raccontata. L'ignoranza di chi ha portato a proporre questo disegno di legge sta anche nel fatto che a loro è oscuro che i magistrati non parlino mai del diritto di un genitore a frequentare il figlio ma del diritto dei figli a frequentare i genitori.
Il senatore Pillon è arrivato a dire: non possiamo sacrificare un padre sull'altare dell'habitat del figlio.
Quindi per lui i diritti dei genitori prevalgono su quelli dei minori. Il mantenimento poi chiariamo non è della madre ma l'affitto di una casa decente in cui far crescere il bambino, le bollette da pagare, tutto ciò che serve per far vivere dignitosamente il figlio. Questo disegno di legge è studiato in modo tale da punire un genere ben preciso. Le donne appunto. Se n'è accorto anche l'Onu che nel testo della lettera, lunga sei pagine e inviata dal Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, si afferma che il decreto sarebbe in contrasto con la Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia il 10 Settembre 2013 e renderebbe la mediazione obbligatoria problematica per un certo numero di motivi. Il ddl, continuano le relatrici Onu, non fornisce inoltre alcuna indicazione su quali siano gli strumenti, modalità e procedure a disposizione del mediatore per prevenire o risolvere situazioni di violenza presente in una coppia/famiglia, sollevando preoccupazioni che tale mediatore non sarebbe necessariamente competente a gestire situazioni di pericolo reale per l'integrità fisica delle persone coinvolte. La lettera, che prende in esame vari articoli del testo Pillon, sottolinea come secondo il ddl, sarà richiesto che il bambino, anche se vittima di violenza, veda/incontri il genitore violento o maltrattante come previsto dal testo, secondo il quale al bambino deve essere garantita una doppia genitorialità. Inoltre l'articolo 14 del ddl rende impossibile per le vittime di violenza, che siano genitore o figlio, fuggire dal luogo in cui si è verificata la violenza per trovare protezione e sicurezza. Le relatrici concludono quindi affermando che apprezzerebbero ricevere una risposta entro 60 giorni, che sarà inclusa in una rapporto al Consiglio per i diritti umani per le sue considerazioni.
Insieme poi alle posizioni dello stesso Pillon su aborto e divorzio, vorrebbe cancellare entrambe le leggi per tornare al medioevo, c'è una dichiarazione molto grave che non deve passare inosservata: se fosse per lui infatti ci impedirebbe di abortire anche con il carcere. Siamo dunque di fronte a una deriva maschilista dove si vuole reintrodurre la figura del padre padrone, perché si sa: è chi ha soldi che comanda. E badate bene, le sue affermazioni non sono quelle di un innocuo folle: lui è un senatore, vota e decide del nostro futuro. Le sue parole sul volerci impedire di interrompere una gravidanza minacciano la nostra salute mentale, fisica e limitano la nostra libertà.
Ergo il patriarcato che avevamo creduto di aver sconfitto è ancora qui tra noi. Oggi più di ieri dobbiamo dunque restare in guardia.