La Lega non chieda perché è uscito l'audio ma perché Savoini è andato a Mosca a dire quelle cose

Salvini e i suoi parlano di trappole e di complotti. Ma l'audio è reale e l'incontro pure. Perché il loro uomo chiedeva appoggi?

Matteo Salvini, l'Ambasciatore russo Sergej Razov e Gianluca Savoini.

Matteo Salvini, l'Ambasciatore russo Sergej Razov e Gianluca Savoini.

globalist 11 luglio 2019
Che l’incontro tra lo ‘sherpa’ di Salvini e quelli che sembrano gli emissari di un politico di governo vicino a Putin non fosse ‘innocente’ è del tutto chiaro.
Del resto, se si fosse trattato di un incontro casuale o di una normale riunione d’affari per qualche accordo commerciale, a nessuno sarebbe venuto in mente di registrare l’ora e mezzo di colloqui.
Se l’incontro è stato registrato ciò è accaduto perché le cose che si sono dette e si sono ipotizzate puzzavano lontane un miglio e qualcuno - come è accaduto - le ha volute utilizzare per lanciare un avvertimento, bloccare qualcosa non gradita o vendicarsi di qualche voltafaccia.
Di tutto si può discutere, ma non che l’audio non sia vero, che l’incontro ci sia realmente stato e che si siano dette esattamente le cose che sono state scritte.
Ora la Lega e il suo capo Salvini adottano la stessa linea di Trump sul Russiagate: ossia un complotto ordito da chissà chi.
Salvini che dice: “Siamo scomodo”, altri suoi che parlano di trappola, trappole e oscure manovre intorno a quello che nella registrazione veniva definito il Trump dell’Europa.
In pratica Salvini e la Lega si presentano come ‘vittime’. Negano finanziamenti illeciti - sui quali non ci sono riscontri concreti a parte le chiacchiere fatte dai sei seduti al tavolo - e negano di sapere qualsiasi cosa.
Ma il vero problema - indagini giudiziarie a parte - è politico e non altro: l’uomo della trattativa (forse abbozzata, forse fallita, chissà) ossia quello che va a proporre l’operazione commerciale con la Russia dalla quale ricavare i soldi per finanziare la Lega prima delle europee, non era un passante, ma l’ex portavoce di Capitan Nutella che lo ha accompagnato in tutti i suoi viaggi a Mosca a partire dal 2014.
Lo stesso che recentemente - e quindi a mesi di distanza dal colloquio che ha fatto scoppiare il caso - sempre insieme a Salvini, ha anche partecipato al ricevimento del presidente russo Putin a  Roma.
Quindi la Lega non può girare la frittata. La Lega non può e no deve chiedere perché sia uscito l'audio. Ma deve chiedersi perché Savoini sia andato a Mosca a dire quelle cose. E perché abbia chiesto appoggi per lavorare ad un cartello dell’estrema destra che mettendo insieme partiti, movimenti e l’Ungheria di Orban avrebbe dovuto portare la Ue su posizioni pro Russia.
L’audio è uscito perché l’incontro c’è stato. E perché c’è stato?