Toninelli sceglie i torturatori: "sequestrare le Ong che non rispondono alla Guardia Costiera libica"

Toninelli si schiera più a destra di Salvini: "per noi basterebbe una sola azione delle Ong per sequestrare le imbarcazioni"

Danilo Toninelli

Danilo Toninelli

globalist 9 luglio 2019
Lo ha ammesso nientemeno che Matteo Salvini in persona: la Libia non è un porto sicuro. E questo vuole dire che la Guardia Costiera di un paese che non è considerato da nessuno un luogo sicuro non ha nessuna autorità sulle navi delle Ong che salvano i migranti in mare. 
Questo Danilo Toninelli evidentemente non lo ha capito. Tanto che continua a insistere: "Prima di parlare di navi militari, io inizierei a parlare di sequestrare le navi come la Sea Watch, ad esempio, che sono tornate in circolazione. Vanno sequestrate le imbarcazioni di Ong che non rispettano il diritto internazionale e non rispondono alla guardia costiera libica". Lo ha dichiarato a margine di un'intervista a un cantiere della Napoli-Bari a Maddaloni (Caserta). 
Sequestrare queste imbarcazioni significa per Toninelli evitare che "tornino in mare per fare quello che vogliono, creando teatrini per tirarsi addosso tutte le telecamere del mondo e diventare eroi solo per qualche voto".
Insomma, Toninelli la realtà l'ha capita al contrario: per lui non è stato Salvini a mettere su uno psicodramma tenendo in mare 17 giorni la Sea Watch (quando la situazione si poteva risolvere in cinque minuti, se solo Salvini lo avesse permesso), ma sono state le Ong a voler 'diventare eroi solo per qualche voto'. Perché le Ong corrono alle elezioni, ma lo sapeva solo Toninelli. 
Poi il Ministro dei Trasporti si schiera più a destra di Salvini: chiede infatti al collega se è d'accordo o meno ad eliminare il termine "reiterate azioni" dal decreto sicurezza. "Per noi basta una sola volta per sequestrare le imbarcazioni. Poi - ragiona - si può pensare a inasprire le pene".