Gentiloni, atto d'accusa contro Salvini: "Strategia della tensione sulla pelle dei migranti"

L'ex presidente del Consiglio: "Quel 'la pacchia è finita' rivolta ai migranti irregolari che vengono messi in mezzo alla strada non procura sicurezza, è lo slogan di un governo in cerca di guai".

Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

globalist 6 luglio 2019
Parole durissime da una persona nota per la sua sobrietà
"Caro Direttore, io accuso Matteo Salvini. Lo accuso perché sta cancellando l`immagine di un`Italia che sull`immigrazione aveva 'salvato l`onore dell`Europa'". E' l'incipit del pubblico "Je accuse" nei confronti del ministro dell'Interno, vicepremier e leader della Lega divebuta alle europee primo partito del Paese, che l'ex premier Pd Paolo Gentiloni affida ad una lettera aperta al quotidiano "la Repubblica" , in risposta al dito puntato conrto il suo Governo da Matteo Renzi, sullo stesso quotidiano e nella stessa forma.
"Accuso Salvini - scrive Gentiloni- per la disinvoltura con cui adopera alcune parole. Tanti nemici tanto onore: non è soltanto una sbruffonata autolesionista, come si è visto anche in questi giorni dal nostro isolamento sui tavoli di Bruxelles, è il recupero sfrontato di un linguaggio messo al bando dalla storia". E "accuso Salvini per il danno che sta facendo alla funzione stessa del ministro dell`Interno. Il responsabile della sicurezza di noi tutti non può trascorrere le proprie giornate tra comizi, selfie e addirittura attacchi sguaiati alla magistratura. E soprattutto non può mettere in scena una strategia della tensione sulla pelle di poche decine di migranti: 'Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali', come ha ricordato il presidente tedesco Steinmeier. Questa piccola strategia della tensione non ha alcuna giustificazione. La chiusura dei porti non è infatti la risposta sbagliata a una situazione di emergenza -che non esiste- ma una truce esibizione propagandistica incompatibile con il diritto internazionale".
Inoltre, prosegue Gentiloni, "accuso Salvini di non aver utilizzato una condizione relativamente favorevole. Bisognava attuare l`intesa con la Libia, specie nella parte di contrasto al disastro dei diritti umani nei campi. Era il momento di promuovere corridoi umanitari per i rifugiati, cominciando da quelli detenuti in zone a rischio di conflitto. Si trattava di proporre per i migranti economici quote di ingressi regolari e sicuri. Bisognava migliorare i compiti delle missioni navali, non cancellarle. E occorreva rafforzare, con la necessaria rete di alleanze, la stabilità della Libia anziché vedere indebolita l`influenza italiana tra un insulto alla Tunisia e una lite con la Francia".
"La verità? Salvini e il governo - conclude l'ultimo inqulino dem di palazzo Chigi- non hanno fatto nulla di tutto questo perché preferiscono il problema alla sua soluzione. Non solo. Hanno anche fatto a pezzi, con il decreto sicurezza, il nostro sistema di accoglienza e integrazione, che con tutti i suoi limiti e qualche evidente stortura aveva comunque contribuito - accanto alla straordinaria attività di molti Sindaci e delle reti di volontariato laico e religioso- a contenere i rischi di esclusione e odio sociale che abbiamo visto purtroppo esplodere in diversi paesi a noi vicini. Quel 'la pacchia è finita' rivolta ai migranti irregolari che vengono messi in mezzo alla strada non procura sicurezza, è lo slogan di un governo in cerca di guai".