Pizzarotti: “5 Stelle, movimento senza popolo che Di Maio affossa”

Il sindaco parla di Parma in vista del 2020 “capitale della cultura”, dell’inceneritore, di zone di spaccio in città: “Noi sindaci mai ascoltati a Roma, né prima né ora”

Federico Pizzarotti

Federico Pizzarotti

Desk 5 luglio 2019
di Marco Buttafuoco

“Il Movimento è un partito senza popolo e guidato da un capo, Di Maio, che lo sta lentamente affossando”. Così si esprime Federico Pizzarotti, in questa intervista, in forma scritta, sulle vicende attuali dello schieramento politico di cui è stato uno dei maggiori esponenti, prima della sua espulsione, avvenuta per opera dello stesso Beppe Grillo. Dopo l’espulsione ha dato vita ad un raggruppamento civico, Effetto Parma, con cui ha vinto le comunali del 2017. Alle recenti europee si è candidato con Più Europa, senza essere eletto. In questi giorni Parma sta entrando nel clima del “venti-venti”, ossia dell’anno che nel 2020 la vedrà Capitale della Cultura. Proprio da qui, dal rapporto fra politica cultura è cominciato il dialogo col sindaco della città emiliana.

Che significato ha per la città questo traguardo? E che ritorno potrà avere in termini di immagine e di liberazione di nuove energie?
Parma Capitale della Cultura è prima di tutto un dato: in un Paese in cui alcuni ministri hanno detto che con la “Cultura non si mangia”, Parma vuole essere alternativa e dimostrare che non solo con la cultura si mangia, ma che rappresenta il primo passo attraverso cui disegnare un’Italia nuova, in cui la serietà prende il posto degli slogan, la responsabilità dell’incompetenza e della superficialità, e la cultura stessa rimpiazza la volgarità elevata a metro di giudizio della politica. Parma vuole essere Capitale Italiana della Cultura per dire che è da qui che dobbiamo ripartire: dalle radici, dai valori, dalla bellezza e dalla storia. La nostra è una città che ha tutti gli elementi per ottenere un grande risultato, e devo dire che già nei due anni precedenti al 2020 abbiamo avuto un ottimo ritorno di immagine, sia a livello nazionale che internazionale. Prevediamo un 2020 di grande respiro e prestigio.

Ci sono elementi surreali nel dibattito politico. Minibot, Italexit. Ci dia, dal suo punto di vista qualche elemento di concretezza, che purtroppo oggi sembra mancare. Che cosa comporterà, ad esempio, Brexit per un territorio con me quello parmense vocato all’esportazione di prodotti di pregio? Questi dati reali appaiono pericolosamente vaghi e lontani nel dibattito politico.
Che cosa comporterà il Brexit non lo sa nessuno per due motivi: il primo è che è la prima volta nella storia dell’Unione che un Paese membro esce, solo per questo prevedere i risvolti non è semplice. Il secondo è che ci stiamo avviando verso un No Deal, ovvero un Brexit senza accordo, il peggio che possa capitare. Siamo di fronte a un fatto epocale? Il rischio c’è tutto: Irlanda e Scozia potrebbero non seguire l’Inghilterra, a quel punto assisteremo all’ultimo capitolo della storia dell’Impero Britannico, il più grande impero mai esistito. Ecco: siamo nel cuore di un periodo di transizione tra un vecchio mondo e uno nuovo, incerto e non chiaro: o teniamo ben salde le redini, oppure il salto potrebbe essere doloroso per tutti.

Ancora una volta la città si trova davanti a una scelta difficile, come fu quella dell’inceneritore. Si parla molto della centrale per la produzione di biometano attraverso il trattamento di rifiuti organici. La sua stessa maggioranza si è già espressa in senso negativo. Quella ambientale sembra davvero la sfida per il futuro. Come vede, dal suo punto di vista, questo immenso problema. Esiste una sindrome "Nimby" (Not In My Backyard")?
In realtà il tema dell’inceneritore è stato ben diverso da quello che sta nascendo attorno all’impianto di Biometano. L’inceneritore brucia i rifiuti della città, quindi è un servizio privato-pubblico su cui, comunque, ci siamo sempre espressi contrariamente: serve aumentare la raccolta differenziata, non aumentare gli impianti di incenerimento. Invece l’impianto di biometano è una struttura ad uso e consumo esclusivo dei privati. Una struttura che, a mio avviso, non porta alcun beneficio al territorio, mentre potrebbe avere ricadute non piacevoli. Per questo attendiamo che ci siano risposte formali dal punto di vista dei controlli e dell’iter normativo, come è giusto che sia, poi affronteremo la tematica. Politicamente ci siamo già espressi in modo netto, e la città ci ha seguito: quell’impianto non è funzionale alla città, noi siamo contrari.

Parma sembra una città che offre possibilità d’integrazione. Eppure in alcuni quartieri la situazione è complessa. I cittadini lamentano la presenza di vere e proprie zone franche per lo spaccio.
Quello delle zone franche è un modo di dire. Ovviamente non esistono zone franche, esiste un fenomeno che deve essere affrontato con gli strumenti giusti e senza indietreggiare di un solo passo. La rabbia deriva soprattutto dall’impotenza: si arrestano gli spacciatori ogni giorno, ma questi sono fuori di galera dopo qualche ora. Appare chiaro che ciò crei rabbia e insicurezza. I parmigiani se la prendono con il sindaco perché è il politico di prossimità, eppure dovremmo tutti rivolgere la rabbia verso chi gestisce la sicurezza a livello nazionale, e verso chi scrive le leggi di questo Paese. È mai possibile che le azioni delle forze dell’ordine e della Polizia Locale risultino vane a causa di chi, a Roma, non è in grado di attuare una vera e propria riforma della giustizia che contempli leggi efficaci e pene certe? Lo spaccio è una piaga di tutte le città italiane, non solo di Parma. Ogni santo giorno noi sindaci facciamo proposte per migliorare e incrementare la sicurezza nelle nostre città, ma veniamo ascoltati poco o niente. Questo vale per tutti i governi che si sono succeduti.

La sua esperienza politica è iniziata in un movimento, quello dei Cinque Stelle, che rivendica, o rivendicava, in qualche maniera una diversa visione della politica, Sembrava che al centro del progetto ci fosse un mettere al centro la società civile, le competenze, la cultura, appunto. Oggi a molti sembra che questo progetto sia arenato. Cosa l’ha fatto incagliare? Non c’era, in qualche maniera, un po’ di velleitarismo?
Quando il Movimento nacque, mise al centro l’idea del territorio e della partecipazione, del meet up e dell’attivismo. Oggi i meet up sono scomparsi o svuotati di ogni funzione, mentre il Movimento si è ritirato dai territori e dalle periferie. Il Movimento non esiste se non in Parlamento o come voto di opinione. Lo hanno svuotato completamente del suo valore iniziale. Se ne stanno accorgendo ma non possono dirlo, sarebbe un’ammissione di colpa. Oggi del Movimento di cui ho fatto parte nel 2009 non esiste nulla, nemmeno le 5 stelle.

Professionismo e politica. È possibile, in una società complessa come quella di oggi prescindere dall’idea del politico di professione? Non le sembra che l’uscita di Alessandro Di Battista sui due mandati, sia in qualche maniera un cedimento davanti alla realtà.
Non mi piace l’idea del politico di professione. Chi fa politica, la fa anzitutto per vocazione. Questo non vuol dire che tutti abbiano la giusta predisposizione per fare politica: in democrazia va avanti chi si mette in gioco e prende voti. Se sono stato rieletto sindaco di Parma, e se in città il Movimento 5 Stelle è stato relegato a un misero 3%, è perché abbiamo fatto i compiti bene: debito ridotto del 65%, rischio fallimento scongiurato, città nominata Capitale Italiana della Cultura 2020 e investimenti tornati a crescere. I risultati si ottengono rimboccandosi le maniche e senza slogan. Infine, va avanti chi sviluppa competenze ed esperienza. Non credo ai politici di professione, ma al tempo stesso non credo nemmeno ai politici improvvisati.

 A novembre ci saranno, importantissime, le elezioni regionali, con la prospettiva di una vittoria leghista, resa incombente dai risultati elettorali di maggio. Come vede il futuro in Regione ? Potremmo vederla in corsa?
Escludo una mia partecipazione alle Regionali. Il centrosinistra batte la Lega se esce dalla stanza dei bottoni e torna a parlare di idee concrete per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per me la chiave sta tutta lì, e non parlando di accordi o di accordicchi per raggiungere un voto in più dell’avversario, con questa mentalità si perde.