Noi stupidissimi compagni

Alla fine dell'incubo fascista, tutti noi comunisti di una volta eravamo commoventi ed ingenui sognatori, fessi e poveri, animati da una voglia insopprimibile di aiutare tutti

Festa de l'Unità

Festa de l'Unità

David Grieco 22 giugno 2019
"Noi veniamo da lontano e andiamo lontano", diceva Palmiro Togliatti.
Purtroppo, però, anche gli errori di Togliatti e di tutti noi vengono da lontano e sono arrivati molto lontano, culminando nello sfacelo finale del nostro paese che ora sta avanzando a una velocità impressionante.
Nel lontano 11 marzo del 1947, aprendo il dibattito preliminare alla creazione della Costituzione Italiana che sarebbe stata approvata il 27 dicembre dello stesso anno, Palmiro Togliatti pronuncio' le seguenti parole:
"Lo sforzo che vorrei fare all'inizio è quello di individuare quali sono i beni sostanziali che la Costituzione deve assicurare al popolo italiano, beni dai quali non si può prescindere se si vuol raggiungere quell'obiettivo fondamentale che ho cercato di fissare e che devono essere o instaurati o restaurati".
"Credo che questi obiettivi -aggiunse Togliatti- siano tre: il primo è la libertà e il rispetto della sovranità popolare; il secondo è l'unità politica e morale della nazione; il terzo è il progresso sociale, legato all'avvento di una nuova classe dirigente..."
A chi e a che cosa vi fanno pensare queste parole?
Suvvia, non è poi così difficile. Fate un piccolo sforzo. Soltanto un piccolo sforzo.
Non ci riuscite? Ancora non ci riuscite? È mai possibile?
No, mi rendo conto, non c'è verso. Non ci riuscite.
Del resto, in questi ultimi tempi, in questi ultimi anni, in questi ultimi decenni abbiamo subito tutti un lavaggio del cervello che ha prodotto un effetto a dir poco devastante nei nostri cervelli.
Le parole che usava Palmiro Togliatti l'11 marzo del 1947 sono le stesse identiche parole che usa ogni giorno il 'Governo del Cambiamento', in particolare Matteo Salvini, cioè  l'esatto opposto in materia di intelligenza, capacità di analisi politica, e visione assai utopistica di una società formata da liberi e uguali.
Matteo Salvini non ha nemmeno gli strumenti per capire cosa sta facendo. Quelli ce li hanno i suoi abilissimi spin doctor, che lavorano al servizio di tutti coloro che vogliono distruggere nel più breve tempo possibile l'Italia e l'Europa, abolire tutta la nostra cultura, cancellare la nostra memoria e strappare le nostre radici, per farci diventare come degli schiavi/robot al servizio di un Medioevo Tecnologico Planetario senza ritorno per l'intera umanità.
In questa violente accelerazione recentissima, cause e effetti sono sempre più vicini nel tempo, viaggiano come si usa dire oggi "in tempo reale", e persino un bambino ne vedrebbe il disegno ad occhio nudo.
Ma pochi, troppo pochi se ne accorgono. E pochissimi, nella paura generale che viene continuamente alimentata, trovano il coraggio di dirlo.
Per fare un solo esempio, dall'indomani in cui Matteo Salvini ha deciso di chiudere i negozi che vendono la cannabis legale, un fiume di droga di ogni genere si è riversato sul mercato nero come non sei era mai visto prima.
I poveri, sottopagati poliziotti, che Salvini comanda, si vedono ora costretti, senza fiatare, a correre inutilmente dietro a chiunque, a fare arresti dappertutto, a riempire oltre ogni limite le carceri che stanno già per scoppiare, a lavorare a tempo pieno a questa nuova emergenza creata ad arte.
Ma torniamo a noi. Alla sinistra, al vecchio Pci, al vecchio Psi, al Manifesto, alle Brigate Rosse, al Pds, a Rifondazione Comunista, ai Ds, al Pd, a tutte le infinite sigle che c'erano una volta, parlamentari ed extraparlamentari, a tutte quelle che abbiamo oggi e a tutte quelle che ancora stanno nascendo ogni giorno come funghi.
Da decenni ormai gli italiani dicono che della sinistra non ci si può mai fidare perché quelli di sinistra litigano sempre e non c'è verso di farli stare insieme. La speranza di una sinistra unita ogni tanto rinasce: pensate a Enrico Berlinguer, pensate anche a ciò che ha provato a fare Walter Veltroni.
Ma puntualmente, inesorabilmente muore. E ad ogni sconfitta, ad ogni smarrimento, l'Italia tutta intera fa un pericoloso passo indietro verso quel baratro che ora è sempre più vicino.
Non si trova più dietro di noi.
Adesso è spalancato davanti ai nostri occhi, sulla punta del nostro naso.
Tutti noi di sinistra siamo sempre stati scemi, non c'è dubbio. Ma la nostra stupidità non è quella che sembra, quella che tutti credono.
La nostra stupidità è un'altra.
La nostra stupidità, quella di tutti noi, anche di Togliatti, di Berlinguer e di Veltroni, consiste nel non aver capito che saremmo stati, e siamo stati sempre, comodamente infiltrati dai nostri peggiori nemici.
Abbiamo sempre creduto di poter giocare col fuoco senza bruciarci e ci siamo bruciati sempre. Abbiamo teorizzato il fatto che dovevamo difendere l'Italia in modo capillare e discreto senza che i fascisti e i loro complici se ne accorgessero. Abbiamo sempre stupidamente creduto che tutti i nostri nemici non avrebbero capito. Abbiamo sempre creduto di essere più intelligenti e più furbi degli altri.
Gli altri sapevano già cosa avevamo in mente. Gli altri avevano capito subito come potevano facilmente sconfiggerci. Gli altri si erano resi conto dal primo momento che si potevano infiltrare meravigliosamente nel nostro "volemose bene" sia per distruggerci in qualsiasi momento, sia per farci fare quello che volevano loro.
Alla fine dell'incubo fascista, tutti noi comunisti di una volta eravamo commoventi ed ingenui sognatori, fessi e poveri, animati da una voglia insopprimibile di aiutare tutti, di far rinascere il paese dalle sue ceneri. Alcuni di noi neppure lo sapevano, ma alle prime difficoltà, alle prime frustrazioni, alle prime disillusioni sarebbero stati pronti a vendersi per i classici 40 denari per riuscire a pagare l'affitto.
La dimostrazione di ciò che sta dicendo sono i famosi "misteri d'Italia". Perché non siamo mai riusciti a far trionfare la verità su tutto ciò che è accaduto nel nostro paese, da Piazza Fontana, a Pinelli, a Calabresi, a Pasolini, a Moro, alla Stazione di Bologna, alla P2, alla P3, alla P4, a Falcone e Borsellino, a Mafia Capitale e a tanti altri eventi ancora le cui dinamiche erano estremamente chiare almeno quanto erano chiari i volti dei mandanti?
Tutto questo è accaduto in modo progressivo ed esponenziale e ci siamo cascati sempre.
Man mano che il numero degli infiltrati si ingrossava e i tradimenti, anche i più sfacciati, si consumavano, siamo a poco a poco diventati un inutile orpello nella situazione politica italiana e siamo finiti così in questo limbo dal quale sarà veramente difficile uscire.
Oggi che la gente non si guarda più negli occhi, oggi che comunichiamo in modo frenetico attraverso i nostri aggeggi tecnologici senza riuscire minimamente a gestire nel nostro cervello un mostruoso flusso di informazioni che sono per lo più false o subdolamente pubblicitarie, ci ritroviamo come nell'oceano inghiottito dalla plastica e non sappiamo più come fare.
Nessuno sa più come fare.
Neanche io so come fare. Mi limito a non essere presente su nessun social network, mi limito a non guardare la televisione che per fortuna da bambino a casa mia non c'era, e cerco di guardare le persone negli occhi come gli esseri umani hanno sempre fatto, attivando le piccole ma sofisticate applicazioni artigianali del mio piccolo cervello e del mio contraddittorio ma non comune bagaglio di esperienze.
Basterà? Certo che non basterà. Ma se lo facessimo in tanti, se lo facessimo tutti, potrebbe senz'altro servire.