Pillon approfitta del nuovo vento di destra per rilanciare il suo ddl oscurantista

Il senatore leghista: "Dal 10 giugno riprende la discussione", ma dal M5s ad HuffPost dicono "a noi non risulta"

Simone Pillon

Simone Pillon

globalist 30 maggio 2019

Hanno iniziato dai migranti, i loro tentativi di annientare i diritti di tutti ora toccheranno anche donne e omosessuali.
“Nella settimana del 10 giugno si tornerà a discutere in Commissione”. L’annuncio del senatore leghista Simone Pillon è ancora lì, affidato a un post sul suo profilo Facebook. Lo racconta sull'HuffPost Luciana Matarese. Lo ha pubblicato ieri mattina annunciando la “riunione tecnica” sul disegno di legge sull’affido condiviso che porta il suo nome che si è tenuta nel pomeriggio. Al termine della quale il senatore Cinque Stelle Mattia Crucioli, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato - quella alla quale faceva riferimento Pillon nel suo post -  spiegava ad HuffPost: “A noi non risulta che il testo tornerà in Commissione il 10 giugno”.
Insomma, nonostante i toni trionfalistici di Pillon - “Come promesso, riprendiamo il lavoro per portare a casa la riforma dell’affido condiviso” e ancora “Ce la metteremo tutta”, ha scritto nel post - sul suo ddl continua il braccio di ferro con gli alleati avversari nel Governo. La sensazione è che, anche su questa materia, i risultati delle elezioni europee, con l’affermazione della Lega e la debacle del Movimento Cinque Stelle, rischino di allargare le distanze. “Non vorrei che l’esito di queste elezioni - spiegava ieri sera Crucioli dopo l’incontro in Senato sul ddl Pillon - possa indurre qualcuno a pensare che aspetti del testo che ci sembravano ingiustificabili prima della tornata elettorale ora possano trovare il nostro consenso, specie quando si tratta di una materia che riguarda la vita dei bambini. Chi pensa questo evidentemente non ha capito le ragioni del nostro impegno”.Anche nella riunione di ieri i Cinque Stelle hanno ribadito le loro posizioni, che, a sentire Crucioli, non sono cambiate di un millimetro dagli inizi di aprile, quando il sottosegretario alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, aveva assicurato “Il provvedimento Pillon è chiuso. Quel testo non arriverà mai in Aula, non se ne parla più. È archiviato” e il vicepremier, Luigi Di Maio: “Il ddl Pillon va riscritto, perché rischia seriamente di minare l’equilibrio e la stabilità quotidiana dei figli. Sediamoci al tavolo riscriviamo la legge, facciamolo anche con le opposizioni”. Due, in particolare, gli elementi, “parti non condivisibili, da rivedere”, sui quali il vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, ha incardinato la richiesta di “modifiche profonde” al testo che porta la firma di Pillon e che, anche sulla base delle indicazioni arrivate dai vertici del Movimento, va riscritto tenendo presenti anche gli altri testi presentati, sulla medesima materia, da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si tratta innanzitutto della suddivisione dei tempi paritari nell’affido dei figli, secondo i pentastellati “troppo rigida e da bilanciare secondo valutazioni del giudice caso per caso”.
E poi c’è “l’alienazione parentale, secondo cui anche qualora non ci siano prove di un comportamento alienante da parte di uno dei due genitori, in caso di rifiuti del papà o della mamma da parte del bambino, il genitore rifiutato possa far sanzionare l’ex coniuge o addirittura fargli togliere il figlio, per poi farlo andare in una casa famiglia. È un principio sul quale non potrà mai esserci l’avallo del M5S”, scandisce Crucioli. Che, a proposito della discussione animata dal testo di Pillon dentro e fuori il Palazzo - quasi centoventi le audizioni in Commissione Giustizia, numerosissime e infiammate le contestazioni di associazioni, movimenti, e poi gli appelli, la petizione lanciata da D.i.Re su Change.org e la lettera inviata dall’Onu al Governo italiano per esprimere “profonda preoccupazione” - tiene a ribadire anche un altro aspetto.