Pietro Bartolo da Lampedusa: «Fermiamo chi semina paura, mi candido per aprire corridoi umanitari»

Il medico corre alle Europee per il Pd in quota Demos: «Voglio che nessuno veda cosa ho dovuto vedere io». Ha salvato tanti migranti ed era in “Fuocoammare”

Pietro Bartolo. Foto Leonardo Casali dal sito www.votobartolo.eu

Pietro Bartolo. Foto Leonardo Casali dal sito www.votobartolo.eu

globalist 24 maggio 2019
di Stefano Miliani

Il medico di Lampedusa che ha soccorso e visitato centinaia di migliaia di migranti arrivati a terra, che ha dovuto certificare troppe morti di donne, bambini, uomini, Pietro Bartolo, viene comunemente descritto come persona di fortissima umanità e grande professionalità. Da trent’anni esercita un mestiere diventato molto altro, diventato ragione di vita. Tocca temi cruciali dell’esistenza e del convivere. Adesso il medico siciliano pone il suo sapere sul banco europeo: si candida all’europarlamento nelle liste del Pd nell’Italia centrale e nelle isole come esponente della recente formazione politica Demos (www.votobartolo.eu).
Di Bartolo si è occupato Gianfranco Rosi nel suo profondo e toccante documentario Fuocoammare premiato con l’Orso d’oro a Berlino. Il medico candidato è in campagna elettorale in Sicilia e risponde alle domande via email per una doppia ragione: l’affastellarsi di impegni e, occorre registrarlo, le comunicazioni telefoniche spesso difficili e ballerine.

Come europarlamentare quale sarà la sua priorità, il primo impegno?
“Proporrò una revisione della convenzione di Dublino, per dare alle persone in arrivo la possibilità di raggiungere i Paesi in cui desiderano vivere. Chi arriva in Italia molto spesso non desidera restare nel nostro Paese, ma spostarsi altrove. È necessario garantire la libera circolazione all’interno della Comunità Europea, nel rispetto degli accordi tra Stati membri”.
Perché il medico che ha visitato qualche centinaio di migliaia di migranti sbarcati a Lampedusa, e ha ispezionato chissà quanti cadaveri, si candida nel Pd?
“Perché bisogna arginare questa deriva populista, sovranista e xenofoba. Perché il nostro Paese non merita di essere rappresentato da chi semina paura, ma da chi costruisce speranza. Non merita di essere rappresentato da chi alza muri, ma da chi costruisce ponti. Serviva un segnale. E il Partito Democratico mi ha dato la possibilità di lanciare con forza quel segnale”
Quale bagaglio, quale “dote”, può portare la sua esperienza personale nell’europarlamento?
“La mia carriera di medico, vissuta dalla prospettiva del poliambulatorio di Lampedusa, mi ha messo a contatto in questi trent’anni davanti ai crimini più grandi che si possano commettere contro l’umanità intera. Perché quando violenti una donna, stai violentando l’umanità intera, quando torturi un uomo, stai torturando l’umanità intera. Ecco, la mia “dote”, se così possiamo definirla, è che nessuno debba più vedere quel che sono stato costretto a vedere io. Che si aprano subito i corridoi umanitari. E il Mediterraneo torni ad essere un mare di vita, non di morte”.
Il contrasto all’immigrazione è la bandiera issata da Salvini e dalle forze di estrema destra nella campagna elettorale. Secondo lei va fermata, regolamentata, va canalizzata verso altri paesi europei, chi emigra va rispedito in Libia o confinato nel paese di transito nordafricano, o i migranti vanno accolti?
“Ancora una volta, l’unica risposta sono i corridoi umanitari. Non si può fermare un flusso di gente che vuole migrare e ricostruirsi una vita altrove, fa parte della natura umana. Va regolamentata, quello è chiaro. Ma bisogna fermare questa strage costante che si protrae nel Mediterraneo. E si può fare soltanto attraverso i corridoi umanitari”.
Il ministro degli Interni chiude i porti alle navi che soccorrono migranti in mare: come giudica la politica del governo su questo tema?
“Guardi, fino a stanotte, alle 3, sono sbarcate a Lampedusa 56 persone. E, come sempre, sono state accolte e visitate dal personale del poliambulatorio. Facciamo attenzione a non confondere la propaganda con la realtà. L’umanissima vocazione alla migrazione e al cambiamento non si frena con un hashtag”.
In più località corrono alle elezioni comunali anche forze che si richiamano esplicitamente al fascismo (possiamo citare a titolo esempio Casa Pound a Recanati, la città di Leopardi). È un fenomeno diffuso non solo in Italia. Ritiene che queste formazioni mettano in pericolo una o più democrazie europee?
“Io penso che queste siano forse le elezioni comunitarie più importanti da quando i cittadini europei sono stati chiamati a eleggere i loro rappresentanti, proprio perché oggi stiamo disegnando il volto dell’Europa di domani. Stiamo scegliendo se continuare ad avere un’Europa di pace e di civile convivenza tra popoli, anche profondamente diversi tra loro. Oppure un’anacronistica Europa arginata da muri e fili spinati”.
Un tema centrale è il lavoro che manca o è sottopagato e lo sfruttamento, soprattutto a livello giovanile. Al riguardo cosa proporrebbe, in Europa?
“Io sono siciliano, la Sicilia è una delle regioni che ha avuto più fondi europei in assoluto. Ma troppo spesso sono stati sperperati, scoprendo a posteriori truffe clamorose e infiltrazioni della mafia. Abbiamo, insomma, perso ancora una volta la possibilità di creare sviluppo e lavoro vero. Ed è un fenomeno riscontrato purtroppo in Sicilia come nel resto d'Italia. Io credo che sulle tante risorse che l’Europe mette a disposizione dei territori, siano necessari maggiori controlli, per garantire che quelle risorse inneschino realmente nuove economie e nuove opportunità lavorative”.