Pesaro, insulti contro il candidato di etnia rom: "torna al tuo paese"

Musli Alievski, che è in Italia da quando aveva un anno di vita, minaccia querele: "è ora che i razzisti si rendano conto che gli insulti hanno conseguenze"

Gli insulti al candidato Musli Alievski

Gli insulti al candidato Musli Alievski

globalist 23 maggio 2019
Musli Alievski è arrivato in Italia con i suoi genitori quando aveva un anno di vita. Rimane perciò giustamente basito quando, sotto il post su Facebook che annuncia la sua candidatura al consiglio comunale di Pesaro a sostegno del sindaco uscente Matteo Ricci, sono comparsi insulti razzisti come 'vai a comandare al tuo paese' o 'torna al tuo paese'. "Il mio paese è l'Italia' dice giustamente il candidato di etnia rom che adesso sta considerando la querela: "lancio un appello a un avvocato che voglia darmi una mano a fermare questo odio sui social". 
"Chi scrive - dice - oltre a gettare fango, e forse è arrivato il momento che si rendano conto che quello che scrivono ha delle conseguenze".
"Questi insulti - dice Alievski che lavora come operaio in una fabbrica della zona - sono frutti di una campagna d'odio che va avanti da almeno un paio d'anni. Basta avere un nome e cognome straniero per essere preso di mira, io sono anche di etnia rom... con me si sono scatenati. C'è un clima tale che ci si sente in pericolo per il colore della pelle di chi ci sta vicini. Un odio che arriva dall'alto - sottolinea Alievski che l'estate scorsa ha denunciato Salvini per alcuni sue dichiarazioni sui rom - abbiamo un ministro dell'Interno che si fa sentire solo quando i reati sono commessi da stranieri".
Alla base del suo programma l'inclusione sociale, il valore del volontariato, l'importanza delle associazioni nel territorio e la partecipazione politica "di chi - dice - come me è nato in un'altro paese ma è stato accolto da Pesaro, avendo opportunità di crescita". Alievski ha fondato anche un'associazione di volontariato "Stay Human Onlus" impegnata nel settore della cooperazione umanitaria. "Abbiamo una scuola di italiano per stranieri, dove ognuno ha il suo tutor, per la maggior parte pesaresi che hanno scelto di impegnarsi per gli altri". Il mio motto? "Resta sempre 'prima le persone'".