Vendola durissimo contro Carlo Calenda: "è un uomo di Neanderthal che parla di futuro"

L'ex Presidente della Regione Puglia: "Calenda è l'uomo di sinistra che piace alla destra, più liberista dei liberisti, una narrazione vecchia e centrista della sinistra"

Nichi Vendola e Carlo Calenda

Nichi Vendola e Carlo Calenda

globalist 19 maggio 2019
È un commento impietoso quello di Nichi Vendola comparso nella sua rubrica 'Il dito nell'occhio' su Michelesantoro.it, dedicato quest'oggi a Carlo Calenda. "Anche io, lo confesso, sento un discreto richiamo per il Pd di Zingaretti. Come un “canto delle sirene” che per un attimo mi carezza la memoria, mi sollecita la nostalgia, mi offre l’illusione di una politica mite e passionale. Ma poi apro gli occhi e qui accade il patatrac, l’imprevedibile, il doloroso risveglio, l’orroroso rinculo nella realtà effettuale: il nuovo Pd zingarettiano ha il volto di Carlo Calenda, è lui, proprio lui, il frontman della auspicata resurrezione dei progressisti" scrive l'ex Presidente della Regione Puglia. 
"O Dio, c’è Calenda, allontanate i bambini" continua Vendona, "parla l’oracolo del riformismo nichilista. Lui, il più liberista tra i liberisti, il meno liberale tra i liberali, il perfetto “homo confindustrialus”, l’icona classica di come dovrebbe essere la sinistra politica secondo i desideri della destra economica. Che brividi! E che suggestioni: come mettere l’uomo di Neanderthal a capo di un club di futurologia".
Continua il commento: "Il mio atterraggio nella realtà, dopo il bel dormire zingarettiano, spegne tutto il mio ardore unitario: non mi piace il Pd a cui piace Macron, non mi piace l’europeismo acritico di chi non coglie la relazione tra politiche dell’austerità e del rigore contabile con l’onda nera del sovranismo parafascista, non mi piace la poesia dell’innovazione di chi poi pratica la prosa del più arruginito economicismo, non mi piace l’ambientalismo lirico degli industrialisti. Il Pd di Calenda ha le occhiaie di una narrazione già vecchia".
"È la spocchia che lo frega, come se fosse un allievo di Leonardo piuttosto che di Montezemolo, ed è la cattiva realpolitik che lo danna: perché lui pensa che la sinistra può vincere solo suicidandosi, facendosi centro. Stesso brutto film da oltre un ventennio. Finisce che si può perfino immaginare l’uso progressista della paura: che in fondo la sinistra è più efficiente della destra nell’accoglienza delle lobbies e nei respingimenti degli stranieri. Insomma Minniti è meglio di Salvini. E il Jobs Act è meglio del reddito di cittadinanza" conclude Vendola.