Volano gli stracci: M5s e Lega in preda a una crisi di nervi

Il governo litiga ogni giorno e l'Italia verte nel più completo immobilismo se non in recessione. Siamo alla vigilia del crollo dell'alleanza giallo-verde?

Di Maio, Conte e Salvini

Di Maio, Conte e Salvini

globalist 19 aprile 2019

C’è chi sostiene che sia solo una facciata, che il litigio strategico tra le due forze di governo in campo sia un volto nuovo e più cabarettistico della strategia della tensione; c’è invece chi vede nell’immobilismo del governo una grave responsabilità di Lega e M5s, troppo impegnati in una perpetua e sfiancante campagna elettorale per gestire veramente il paese.


Da un anno, in effetti, la situazione italiana ha cominciato a precipitare in una maniera che sembra ormai irreversibile: Salvini a Roma non c’è mai, al Viminale si materializza puntualmente quando spunta un barcone zeppo di migranti all’orizzonte, per il resto sta in mezzo alla sua gente, agli elettori storici sempre più sfegatati e a quelli, un po’ più timidi, che sono fluiti nella Lega dopo essersi accorti - con deplorevole ritardo - che il M5s è un bluff di incompetenza e giggioneria. Prima in Abruzzo, poi in Sardegna, in Basilicata e adesso in Umbria: non c’è piazza che il Ministro dell’Interno non bazzichi in prima persona, e i nomi dei candidati chi li ricorda è bravo. Non è per un signor nessuno presidente della Regione che gli italiani stanno votando, ma per lui, per il Capitano. Corpo e voce della Lega che sta tenendo in ostaggio un Di Maio sempre più con le spalle al muro. E gli animali feriti, si sa bene, attaccano con maggiore ferocia.


E quindi ieri il caso Siri, e in serata quello dell’audio della Raggi: volano le richieste di dimissioni, fischiano i proiettili delle epurazioni. Ieri Virginia Raggi a Piazza Pulita ha attaccato personalmente Matteo Salvini, che sembra deciso a prendersi Roma, perché può fare il gradasso finché vuole ma la Capitale resta in mano ai suoi amici-nemici. E così non può continuare.


Ed è sulle rovine di una Roma ormai fuori controllo che si combatte la battaglia campale tra le due forze in campo. Con buona pace di tutti gli italiani, che intanto però si vedono l’Iva aumentata, il reddito di cittadinanza ridotto a un spettacolo di burlesque sulla pagina Facebook di Inps alla famiglia e ogni giorno un nuovo indagato, un nuovo caso, una nuova felpa, sempre diversa. Nel mentre le periferie esplodono e le forze neofasciste si prendono ciò che riescono a razziare: possono sembrare delle briciole, ma quando si verrà allo scontro finale si sa già a chi questi avvoltoi daranno la loro lealtà. E Salvini ha buon gioco di tenerseli buoni, disdegnando il 25 aprile e preferendo andare a Corleone per parlare di lotta alla mafia perché a lui la mafia gli fa schifo ma coi fascisti ci va a cena.


Quindi il governo è prossimo a cadere, come scrivono apocalittici alcuni giornali? Dipende: prima del 26 maggio sicuramente no. L’Italia deve rassegnarsi ad attendere le prossime europee, dove  la destra sovranista ha ottime possibilità di trionfare e ridisegnare il volto dell’Unione. 
A quel punto ci saranno, forse, i mezzi per capire quale sarà la prossima mossa di Salvini, perché è lui che tiene le carte in mano: o continuare questo governo-farsa fino a fine mandato, secondo il vecchio adagio deandrottiano del ‘meglio tirare a campare che tirare le cuoia’; oppure calare l’asso e cercare di prendersi la poltrona di premier, con una tornata elettorale senza esclusione di colpi di cui queste baruffe da bar sono solo una triste anticamera.