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Di Maio infuriato si sfoga: "La Lega è abbagliata dal potere, vuole prendersi tutto"

Secondo un retroscena del quotidiano La Repubblica la convivenza al governo tra Lega e Movimento 5 stelle sembra essere sempre più complicata.

Salvini e Di Maio
Salvini e Di Maio

globalist

5 Aprile 2019 - 10.08


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La Lega abbagliata dal potere vuole prendersi tutto”. E’ il titolo a tutta pagina che ‘La Repubblica’ spara in prima oggi, riferendo alcune frasi che il vicepremier e leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, avrebbe detto ieri ai suoi collaboratori lamentandosi del ‘dilagare’ del peso di Matteo Salvini – mediatico e politico – sul governo.
“Il problema non è Tria. Il problema è la Lega: vuole prendersi tutto”, sarebbe una delle considerazioni fatte da Di Maio – secondo quanto riportato nell’articolo di Annalisa Cuzzocrea – che nega sia in corso una guerra dei 5 Stelle contro il ministro dell’Economia. “Sono loro che vogliono far fuori il ministro dell’Economia. E lo fanno solo per una questione di potere. Sono abbagliati dal potere”.

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E ancora: “I leghisti hanno l’ossessione del comando, davvero non li capisco. Mi ricordano Renzi e Berlusconi”. Sarebbero loro, accusa ancora Di Maio secondo le frasi riportate da “La Repubblica”, a fare resistenza su certi provvedimenti, come nel caso del mancato rinnovo del bonus bebè. “Non hanno mai presentato gli emendamenti di cui parlano – avrebbe detto il vicepremier – non hanno nemmeno replicato, perché lo sanno. Pensano solo a sostenere leggi per ampliare la circolazione delle armi in Italia o ad andare a convegni provocatori come quelli di Verona”.

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Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, parla di crisi conclamata nel governo. “Di Maio accusa Salvini di essere abbagliato dal potere mentre rivendica orgoglioso che otto provvedimenti su dieci varati dall’esecutivo sono di marca grillina; la Lega invece teme i dossieraggi del M5s. Alla vigilia del Def il ministero del Tesoro è un fortino assediato. Nessuno – conclude – pronuncia la parola ‘crisi’ in attesa delle elezioni europee, ma la crisi è conclamata e a Palazzo Chigi dovrebbe sedere non un avvocato del popolo, ma un curatore fallimentare”.

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