Antonella Bundu: "Donna, nera, di sinistra, corro per diventare sindaco di Firenze"

Da una politica attenta alle donne al razzismo, dall'aeroporto alla politica per la casa e la cultura, parla la candidata di un gruppo di forze della sinistra

Antonella Bundu. Foto Graziano Staino
Antonella Bundu. Foto Graziano Staino
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25 Marzo 2019 - 18.09


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di Stefano Miliani

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Una donna nera candidata a sindaco. Nella città definita la culla del Rinascimento, Firenze. A maggio i fiorentini votano anche il sindaco e le forze a sinistra del Pd hanno scelto Antonella Bundu come candidato: 49 anni, nata in città da genitori della Sierra Leone, anni passati anche in Gran Bretagna dove lavorò come bibliotecaria, attivista di Oxfam, una figlia (il padre è la rockstar Piero Pelù), sorriso aperto, l’inconfondibile accento fiorentino, ha l’appoggio di Sinistra Italiana, Mdp-Articolo 1, Possibile, Rifondazione Comunista, dell’associazione civica Firenze città aperta, di Potere al Popolo.

Bundu, si è descritta “donna nera, fiorentina, di sinistra”. Essere una donna candidata a sindaco in un panorama politico ancora dominato dagli uomini è dirompente? Oltre tutto anche nelle varie sinistre la rappresentanza femminile ai vertici è scarsa o del tutto marginale.

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Sì, anche nelle sinistre. Ma a destra in Toscana la donna di punta è Susanna Ceccardi (sindaco di Cascina, ndr), della Lega: appartiene a un partito che vede le donne come persone che non dovrebbero decidere, senza autodeterminazione, che denigra le donne. A Verona si tiene un congresso mondiale sulla famiglia dove membri del partito della Ceccardi rappresentano il governo, il partito del decreto Pillon: la rappresentanza della donna nella Lega viene letta da un punto di vista maschile quindi anche dove abbiamo una donna in un ruolo forte la donna viene sminuita dal suo stesso partito.

Le sinistre hanno grosse responsabilità in questa mancanza.

Per questo mi definisco per prima cosa “donna”. Penso sia importante nella sinistra dove non sono state protagoniste. Con le nuove elezioni vogliamo mettere al centro la figura femminile. È importante fare politiche di genere. I dati del Viminale dicono che il reato in aumento in assoluto in livello italiano e fiorentino è la violenza di genere per cui candidare una donna è un fattore simbolico forte. Nell’ultimo periodo a destra come e a sinistra non abbiamo una rappresentanza.

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Altro elemento che dovrebbe essere naturale e ancora non è: essere una candidata nera è una risposta aperta al razzismo?

Penso che sia anche questo. Abbiamo un razzismo istituzionalizzato a livello nazionale che vediamo scimmiottare a livello locale. Avere una persona nera candidata è altamente simbolico. E penso sia positivo, per il popolo di sinistra.

A Firenze due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, sono stati uccisi in piazza Dalmazia nel dicembre 2011, e un terzo, Idy Diene, sul ponte Ferrucci un anno fa nel marzo 2018: il razzismo è anche nella città di Dante?

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Sono scesa in piazza quando Samb e Diop furono uccisi e dopo l’uccisione di Idy Diene. Ma l’anno scorso ha marcato una differenza. Prima c’era pudore nell’esprimere un razzismo. L’omicidio di Diene ha scatenato le peggiori cose anche da persone che conoscevo. Ho pianto giorni. Vengo rispettata perché mi conoscono e la conoscenza va oltre le differenze, però ho sentito persone dirmi che, poiché la Regione aveva stanziato dei fondi per la vedova, allora la signora andava a fare la bella vita solo perché hanno ammazzato un nero. Me lo dicevano in faccia. È stato devastante. Anni fa una signora mi disse “negra di merda”, ed è stata condannata, in una strada con mia figlia dove non passavano persone, ora ho paura che possa succedere tranquillamente in una strada affollata. Abbiamo un ministro degli interni che con il suo linguaggio istiga all’odio razziale. Come quando dice che le Ong sono organizzazioni criminali: tante persone lo seguono

Lei ha vissuto comportamenti razzisti?

Potrei fare tanti esempi: sono nata a Firenze, sono cresciuta tra la mia città, Sierra Leone e Liverpool, eppure noi neri sembra possiamo essere solo camerieri o badanti. L’altro giorno hanno suonato al campanello tre persone e quando ho aperto mi hanno chiesto “la signora c’è?”. Facendo nordic walking in campagna un ciclista mi ha detto “non sei quella viene a fare pulizie nel mio palazzo?”. Anche noi di sinistra diciamo “abbiamo bisogno di loro per i nostri anziani”. Siamo visti come persone che possono raccattare pomodori o fare le badanti, non in un altro ruolo. Candidarmi è anche un segnale rispetto a chi legifera, decide, è al potere oggi.

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Salvini raccoglie consensi.

Sì perché dà la colpa e qualcun altro, indirizza il malessere verso gli immigrati così tanti si sentono autorizzati a dire frasi che prima erano vergognose: lui è ministro dell’interno.

Un tema centrale a Firenze e in Toscana è l’allungamento alla pista dell’aeroporto: lei cosa ne pensa?

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Siamo contrari. Dobbiamo fare politiche che mettano al centro l’ambiente. È sbagliato allungare la pista e togliere il progetto del Parco della piana (dalla piana dell’aeroporto, ndr) che sarebbe un polmone verde. Poi c’è il Polo scientifico di Sesto Fiorentino: significa mettere un muro alto 10 metri e lungo 1,5 chilometri per diminuire rumori dell’aeroporto quando il Polo scientifico ha già detto che il suo sviluppo non è compatibile con l’aeroporto allungato. Ne beneficia chi ci investe.

Per chi vuole allungare la pista il progetto favorirebbe il turismo.

Abbiamo il problema di tutti questi turisti che prendono un panino e vanno via e vogliamo che vengano e vadano più velocemente? Dobbiamo offrire di più un altro tipo di turismo, oltre al fatto che basta potenziare gli aeroporti di Pisa e Bologna. Inoltre non è vero quando dicono che la rotta degli aerei non toccherà gli abitanti di Firenze. Gli studi dimostrano che il volo dipende dal vento e dalle condizioni atmosferiche. Dobbiamo avere una città raggiungibile ma più vivibile, non vetrina, dobbiamo potenziare un turismo minore e non portare più turisti possibile.

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Per la cultura cosa propone? Ha sostenuto che la città non deve adagiarsi sui fasti del passato: come?

Dobbiamo creare cultura, non fare manifestazioni effimere. Attualmente il centro storico è un museo. Ci sono tanti spazi vuoti anche nelle periferie dove si possono chiamare artisti internazionali e del luogo per lavorare e lasciare qualcosa di duraturo, dove e creare cultura contemporanea. Per esempio ieri ero a un incontro alle Murate (ex carcere, l’incontro era organizzato dal settimanale Left, ndr) e lì si fa cultura. È un esempio di progetto realizzato da un centro sinistra davvero di sinistra: lo spazio viene utilizzato per il bene comune, non è stato svenduto. Perciò è necessario, regolamentare anche il numero di immobili che vengono svenduti o usati per turismo senza che la cittadinanza possa accedervi. Faccio l’impiegata: con quello che guadagno oggi non potrei mai affittare una casa in centro. Infatti propongo anche che il Comune metta a disposizione posti per chi non ha dimora, per giovani coppie, per chi lavora e può competere con i prezzi di mercato. Più di duemila persone sono in lista per avere alloggi. Tutto si ricollega al mettere l’essere umano al centro, all’avere più empatia, al considerare anche gli ultimi.

La Lega ha il vento in poppa: se ci sarà un ballottaggio tra Nardella e un leghista, e quindi il Carroccio potrebbe andare a Palazzo Vecchio, lei quale indicazione darà a chi la vota?

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Me lo chiedete sempre, voi giornalisti. L’altro giorno ho visto il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi (di sinistra, vinse le elezioni amministrative, ndr): ha fatto miracoli. Non voglio pensare di non arrivare al ballottaggio. Come rappresentante di sei o sette partiti se dovesse accadere non darò indicazioni, ma non combattiamo nessun altro se non la destra, pensiamo che la Lega sia il male, tuttavia per combatterla bisogna crederci.

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